Stasera in TV, Noi: l’horror di Jordan Peele nasconde un segreto inquietante sui nostri doppelgänger
Ci sono film che ti restano addosso, che si insinuano sotto la pelle come una scheggia invisibile. Noi, secondo lungometraggio di Jordan Peele dopo il clamoroso successo di Scappa – Get Out, è esattamente questo tipo di esperienza cinematografica. Un’opera che, dietro la facciata del thriller horror, nasconde riflessioni profonde sull’identità, sul privilegio e su quella parte oscura di noi stessi che preferiremmo non guardare mai allo specchio. L’appuntamento è per stasera, su Italia 2, alle 21.00.
La storia segue Adelaide Wilson, interpretata da una straordinaria Lupita Nyong’o in una doppia performance che le è valsa riconoscimenti unanimi. Adelaide è una donna adulta che porta con sé il peso di un trauma infantile mai elaborato del tutto. Quando era bambina, durante una visita a un luna park sulla spiaggia di Santa Cruz, visse un’esperienza che la segnò per sempre: l’incontro con una figura identica a lei, un doppelgänger che sembrava emergere dalle profondità più buie della sua psiche.
Anni dopo, Adelaide decide di tornare in quella località insieme al marito Gabe, interpretato da Winston Duke, e ai loro due figli. La casa sul lago dovrebbe rappresentare un momento di serenità familiare, una vacanza per riconnettersi e rilassarsi. Ma quei luoghi riportano a galla ricordi sepolti, sensazioni di disagio che Adelaide fatica a spiegare razionalmente. E poi, una sera, arriva l’inimmaginabile.
Una famiglia si presenta davanti alla loro abitazione. Quattro figure che, nella penombra, sembrano stranamente familiari. Quando la luce le rivela completamente, la verità si mostra in tutta la sua terrificante assurdità: sono loro. Identici in ogni dettaglio fisico, ma profondamente diversi nell’essenza. Sono i Tethered, i “legati”, doppelgänger che condividono un legame oscuro e inspiegabile con Adelaide e la sua famiglia.
Quello che Peele costruisce non è semplicemente un home invasion movie con una premessa fantascientifica. Il regista usa il genere horror come veicolo per esplorare tematiche sociali complesse, proprio come aveva fatto nel suo esordio. I Tethered rappresentano l’ombra della società americana, quelli che vivono letteralmente sottoterra, dimenticati e privati di una propria identità autonoma, costretti a mimare le esistenze dei loro doppi in superficie.
La performance di Lupita Nyong’o merita un capitolo a parte. L’attrice kenyota dà vita non solo ad Adelaide, madre protettiva e donna segnata dal passato, ma anche a Red, la sua controparte tra i Tethered. Per quest’ultimo personaggio, Nyong’o ha sviluppato una voce roca, spezzata, quasi dolorosa da ascoltare. In un’intervista ha rivelato di essersi ispirata a Robert F. Kennedy Jr., affetto da disfonia spasmodica, per creare quella particolare qualità vocale che rende Red ancora più disturbante e memorabile.
Jordan Peele dimostra ancora una volta la sua capacità di mescolare intrattenimento e riflessione, horror e satira sociale. La sua regia precisa controlla ogni inquadratura, ogni simbolo visivo, creando un’opera stratificata che si presta a molteplici letture. Non a caso il film ha conquistato il Saturn Award per la miglior regia nel 2019, confermando Peele come una delle voci più originali del cinema contemporaneo.
Noi è un film che divide, che provoca, che non lascia indifferenti. Alcuni spettatori si concentrano sulla componente thriller e sull’atmosfera di tensione crescente che Peele orchestra magistralmente. Altri scavano più in profondità, cercando di decifrare le allegorie sociali e i riferimenti biblici disseminati lungo tutta la narrazione. C’è chi apprezza l’ambiguità finale, chi la trova frustrante. Ma è proprio questa capacità di generare discussione, di resistere a interpretazioni univoche, che rende l’opera così potente.
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