Starace: «Psichiatria allo stremo e di fondi per il personale ne servirebbero 20 volte tanti»
«Benvenuto il Piano che aggiorna la programmazione in salute mentale, benvenute anche le sei aree prioritarie sulle quali si chiede di incidere con maggiore efficacia ed efficienza. E benvenuto, soprattutto, lo schema di monitoraggio di cui il Piano è dotato: confidiamo che impegni le Regioni a una più attenta verifica di quanto viene fatto e di quanto non è stato ancora realizzato. Purtroppo i dati di oggi sia quantitativi che qualitativi mostrano una situazione allo stremo per il sistema delle cure in psichiatria». Così Fabrizio Starace, presidente della Società italiana di Epidemiologia psichiatrica (Siep), commenta a caldo il via libera alla nuova strategia 2025-2030, messa a punto dal tavolo ministeriale guidato dallo psichiatra Alberto Siracusano e votata dalla Conferenza Unificata dopo mesi di impasse e una revisione chiesta dalle Regioni.
Con la legge di bilancio arrivano finalmente delle risorse
Questa è senz’altro una buona notizia, inclusa la scelta di prevedere fondi vincolati per le assunzioni. Ma siamo ancora molto lontani dal fabbisogno di personale necessario: a fronte dei 30 milioni messi a disposizione dalla manovra per contratti a tempo indeterminato, per arrivare agli standard definiti dall’Agenzia per i servizi sanitari regionali-Agenas occorrerebbe una cifra 20 volte superiore. Il punto è che rispetto al personale, che è l’elemento cruciale nelle attività di salute mentale, continuiamo a registrare un dislivello enorme. La manovra è quindi un primo timido passo, cui speriamo possa corrispondere una sensibilità maggiore del legislatore nel destinare alla salute mentale i fondi necessari per un’attività a regime. Altrimenti rischiamo addirittura l’effetto boomerang: cioè di creare negli utenti e nelle famiglie aspettative di un’assistenza degna, cui il sistema non sarà però in grado di corrispondere.
Psicologo e case di comunità sono tra le parole-chiave del nuovo Piano
La presenza di professionisti di area psicologica nel punto di contatto e di prossimità più immediata con gli utenti è un’indicazione importante ma sarà necessario coordinare attentamente queste attività con quelle dei servizi per la salute mentale sia degli adulti che per l’infanzia e l’adolescenza, per evitare il rischio di doppioni o di attività non connesse e che quindi ancora una volta non attivano percorsi virtuosi ma si limitano a una presenza simbolica, non in grado di mettere in moto un sistema funzionante.
Sull’organizzazione dell’assistenza si è molto dibattuto: a suo avviso il Dipartimento di salute mentale integrato e inclusivo dev’essere regista unico del sistema?
Di questo sono convinti tutti quelli che si occupano di programmazione sanitaria. Eppure, i ritardi nell’approvazione del Piano sono stati legati anche alla difficoltà posta dai gruppi professionali delle dipendenze, che hanno riaffermato la propria autonomia anche gestionale con dipartimenti propri. Tutto invece andrebbe ricondotto a unità, inclusa la gestione della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. In caso contrario, temi caldi come la transizione all’età adulta resteranno un miraggio che nessun Piano potrà mai sanare.
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