Standing ovation del Cio per i Giochi invernali italiani

Alle presenze negli stadi vanno poi sommate quelle nei fan village allestiti nelle città olimpiche, che hanno superato il mezzo milione di visite, e le 300mila persone che hanno assistito agli show serali all’Arco della Pace. Numeri che raccontano un’adesione popolare ampia e trasversale, sostenuta anche dal boom di audience televisivo: «Due terzi degli italiani che ci hanno seguito hanno tra i 15 e i 24 anni», ha aggiunto Malagò. «Un dato impressionante, trainato anche dai risultati degli azzurri».
Standing ovation del Cio
L’altro fotogramma di questa chiusura arriva dalla Sessione del Comitato Olimpico Internazionale, riunita nella mattina del 22 febbraio a Milano. «Si sono alzati tutti in piedi, non mi sembra una cosa banale», ha affermato un emozionato Malagò, parlando di una standing ovation mai registrata in precedenza.
Un gesto che va oltre la celebrazione simbolica: rappresenta un attestato di fiducia del Cio verso un modello organizzativo – quello italiano – che ha retto l’urto delle complessità di questi anni, tra pandemia, inflazione e rallentamenti infrastrutturali. «Sono stati anni complicati, non ci siamo mai nascosti dietro alibi», ha detto Malagò. «Ma penso che questo sia stato uno spot formidabile per il nostro Paese».
Bilancio economico provvisorio
Sul piano economico, il perimetro della Fondazione – che per i dettami del Cio gestisce sponsorizzazioni domestiche, biglietteria e merchandising – ha raggiunto gli obiettivi prefissati.
I partner nazionali sono arrivati a 56, di cui otto premium, permettendo di tagliare quota 550 milioni di ricavi, dopo un avvio frenato da Covid, dall’inflazione relativa ai prezzi delle materie prime e dai conflitti come la guerra in Ucraina.
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