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“Sta costruendo centinaia di bunker”: cosa succede sul lato est della Nato

Sul lato orientale della Nato sta succedendo qualcosa che vale la pena attenzionare. L’Estonia ha avviato un programma per la costruzione di 600 bunker modulari lungo il confine con Russia e Bielorussia, un’iniziativa che fa parte della più ampia Baltic Defence Line, progetto congiunto con Lettonia e Lituania per rafforzare la difesa territoriale dei Paesi baltici. L’obiettivo, secondo il Centro Estone per gli Investimenti nella Difesa, è quello di garantire la protezione “dal primo metro” del territorio nazionale, un cambio di paradigma rispetto alle vecchie strategie dell’Alleanza Atlantica che prevedevano di ritardare l’avanzata nemica in attesa di rinforzi. La procedura di approvvigionamento è già stata pubblicata e comprende la produzione, consegna e immagazzinamento delle strutture in aree designate, con un budget di circa 60 milioni di euro.

La mossa dell’Estonia

Le prime consegne sono già iniziate: i bunker vengono installati nelle zone sudorientali e nordorientali del Paese, segnalando l’inizio di una trasformazione difensiva che unisce ingegneria, strategia e geopolitica.

Secondo quanto riportato da Defense News, i primi cinque bunker erano stati installati a dicembre 2025 come progetto pilota, con lo scopo di testare logistica, produzione e procedure di montaggio. L’esperienza ha permesso di identificare sfide iniziali legate al terreno, ai costi e alla proprietà dei terreni, che sono state risolte prima di passare alla produzione su larga scala.

L’uso di di simili strutture, tra l’altro, riflette una tendenza diffusa tra i piccoli Stati della Nato sul fianco orientale: costruire infrastrutture difensive che possano ritardare e ostacolare eventuali aggressioni, senza fare affidamento esclusivo sulla presenza di forze alleate. Parliamo del resto di siti progettati per proteggere truppe, materiali e centri di comando, integrate in un sistema di trincee anti-carro e ostacoli meccanici che possono essere attivati rapidamente in caso di crisi.

L’importanza dei bunker

Il Danish Institute for International Studies sostiene non a caso che queste fortificazioni siano parte di una strategia multilivello ispirata dall’esperienza della guerra in Ucraina, dove la capacità di resistere fisicamente alle offensive ha dimostrato di essere cruciale. La cooperazione tra Estonia, Lettonia e Lituania permette inoltre economie di scala e una maggiore efficienza nella distribuzione dei bunker lungo centinaia di chilometri di confine.

In tutto ciò ricordiamo che la Nato ha potenziato la propria presenza nell’area con esercitazioni come “Baltic Sentry” ed “Eastern Sentry”, mentre Tallinn prosegue nella realizzazione del progetto, con l’obiettivo di completarlo entro il 2027.

Da questo punto di vista, la combinazione di infrastrutture fisse e cooperazione con gli alleati offre ai Paesi

baltici una maggiore capacità di resistere e guadagnare tempo in caso di un fantomatico, ipotetico ed eventuale conflitto, segnando un cambiamento significativo nella dottrina difensiva sul lato est della Nato. Nonché il più vulnerabile.


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