SSC Bari, lo storico magazziniere Pasquale va in pensione
In città è praticamente un’istituzione. Quella di stasera contro il Palermo, però, sarà la sua ultima partita da lavorante. Pasquale Lorusso, 60enne storico magazziniere della SSC Bari, va in pensione dopo 29 anni di onorata carriera biancorossa: continuerà a seguire la squadra da tifoso, come ha sempre fatto, ma magliette e pantaloncini non saranno più il suo pane quotidiano.
La società, nel pomeriggio, lo ha omaggiato con un post pubblicato sui social. “Il magazzino è uno dei cuori silenziosi di una squadra di calcio – si legge sui profili ufficiali del club -. È il luogo in cui, ogni giorno, lontano dai riflettori, si lavora perché a ogni allenamento e a ogni partita, in casa o in trasferta, tutto sia esattamente come deve essere. Per 29 anni, quel cuore ha avuto un nome: Pasquale. Ventinove anni vissuti con una passione e una dedizione rare, sempre al servizio della sua squadra del cuore e dei colori della sua città. Anni in cui, insieme a calciatori, dirigenti e presidenti, ha gioito, sofferto, riso. E sì, si è anche arrabbiato (parecchio), diventando celebre per quel “non ‘g ste nudd” rivolto a chiunque osasse chiedere magliette o pantaloncini. Quella di oggi sarà l’ultima partita in biancorosso di Pasquale (e l’ultima per il dinamico duo che formava con Vito). Ieri, tutti insieme, abbiamo voluto abbracciare Pasquale e festeggiare con lui un traguardo importante: quello della pensione, conquistata con lavoro, amore e appartenenza. Il Bari è stato la tua vita. E il Bari sarà sempre casa tua. Grazie Pasquale”.
Una serie di foto (che pubblichiamo in galleria) documentano la festa di ieri in casa Bari. Telebari però, ad aprile 2022, ha realizzato un’intervista doppia a Pasquale Lorusso e Vito Bux: una chiacchiera informale, guidata da Jessica Ramos Borges, che oggi riproponiamo in tutta la sua semplicità. “Sono con la prima squadra dal 2003 – raccontava in quella occasione Lorusso -, ma qui da ancora prima. Facevo il muratore intonachista. Poi mio cognato, che faceva il magazziniere nel settore giovanile del Bari, ebbe un incidente: si fratturò il bacino e così fui chiamato per sostituirlo. Negli anni ho insegnato il dialetto barese a tanti calciatori. Il più esigente? Donda. Lo chiamavo ‘il millepiedi’. Il giorno della partita gli mettevo davanti due paia di scarpe e lui voleva il terzo. Gli davi il terzo e voleva il quarto. Così gliele mettevo tutte a terra e gli dicevo: ‘Auand, millepiedi!’”. Tutto da ridere il passaggio sulle canzoni ascoltate da Pasquale nel ventre del San Nicola: quelle di Niko Pandetta, neomelodico catanese, non particolarmente gradito al collega Vito. E poi i riti scaramantici: dal sale buttato intorno al campo ore prima della partita, anche quelle fuori casa, al segno della croce dopo ogni fischio d’inizio. Un rituale, quest’ultimo, che Pasquale sicuramente manterrà anche guardando le partite dagli spalti.




