“Speranze e fermenti”, inaugurata alla Fondazione Amendola la mostra dedicata all’arte torinese del dopoguerra – Torino Oggi

Appena presentata presso la Fondazione Giorgio Amendola di Torino la mostra dal titolo “Speranze e fermenti. Arte a Torino dopo il 1945”, a cura di Luca Motto. L’esposizione, realizzata in collaborazione con il Comune di Torre Pellice, potrà essere visitata sino al 14 febbraio 2026. Sarà poi ospitata presso la Civica Galleria d’Arte Contemporanea Filippo Scroppo di Torre Pellice, dal 28 febbraio al 18 aprile.
Domenico Cerabona, direttore della Fondazione Amendola, ha dichiarato: «Chiudiamo questo 2025 dedicato all’ottantesimo anniversario della Liberazione con una mostra che proprio dal 1945 parte. Riscopriamo con le opere esposte una fase storica e artistica di speranza e fermento. Ci onora la presenza della rettrice dell’Università degli Studi di Torino professoressa Cristina Prandi e del prorettore professor Gianluca Cuniberti, che anche così dimostrano attenzione al lavoro che da anni portiamo avanti, come Fondazione, qui in Barriera di Milano».
Le parole della professoressa Cristina Prandi, rettrice dell’Università degli Studi di Torino, sono state accolte da un forte applauso spontaneo dalla platea della Fondazione: «Un piacere essere qui questa sera, dopo le polemiche degli scorsi giorni, nate a causa di una mia risposta frettolosa e infelice a una domanda insidiosa. Avevo già da tempo in programma una visita a questa realtà, il cui lavoro incredibile conoscevo da tempo. La mostra è di assoluto valore. Ribadisco l’importanza dell’Università per i territori».
Andrea Giorgis, senatore, ha commentato: «Una mostra che racconta il passato e che parla al futuro. La Fondazione Amendola si conferma, come gli artisti qui esposti, un luogo di fermenti e speranze, valori e sentimenti che dovremmo recuperare».
“Speranze e fermenti” racconta la ricostruzione culturale torinese tra il 1945 e il 1955: la mostra si sofferma sul decennio che precede l’affermarsi dell’Informale, restituendo la complessità e la vitalità di un ambiente animato da affermati maestri e giovani talenti. Il percorso espositivo si articola in sezioni dedicate ai principali protagonisti di quegli anni: da Felice Casorati e il suo gruppo (Daphne Maugham, Nella Marchesini, Lalla Romano) ai pittori dei “Sei di Torino”, tra cui Carlo Levi, Nicola Galante, Enrico Paulucci e Francesco Menzio. Accanto a loro, figure centrali come Piero Martina e Luigi Spazzapan. Un’ampia sezione è riservata all’astrattismo torinese. La mostra si chiude con una panoramica sulla nuova generazione di artisti che, nei primi anni Cinquanta, avviò una stagione di sperimentazione destinata a segnare il futuro dell’arte italiana: Francesco Casorati, Nino Aimone, Francesco Tabusso, Giacomo Soffiantino, Sergio Saroni, Piero Ruggeri, Antonio Carena, Mario Merz, Romano Campagnoli, Mauro Chessa. L’esposizione è accompagnata dal volume Speranze e fermenti. Arte e critica d’arte a Torino (1945-1955), a cura di Luca Motto ed edito da Il Rinnovamento.




