Umbria

Sospetta overdose a Fontivegge, trovato morto un 45enne


L’ombra della droga torna a uccidere e l’Umbria si conferma una delle regioni più colpite dalla piaga delle overdose.

Mercoledì nel tardo pomeriggio, nei pressi della stazione di Fontivegge a Perugia, è stato rinvenuto il corpo senza vita di un italiano di 45 anni. Le prime ipotesi investigative puntano a una presunta overdose. Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della polizia, che hanno avviato le indagini per ricostruire le ultime ore della vittima e risalire all’eventuale sostanza letale. Gli accertamenti decisivi arriveranno dall’autopsia e dagli esami tossicologici disposti dalla magistratura.

Pochi giorni prima, sabato 29 novembre, un’altra tragedia si è consumata a Marsciano. Un ragazzo di 29 anni, operaio di origine rumena, è stato trovato morto nel letto della sua abitazione, dove viveva con la famiglia. Anche in questo caso la Procura di Perugia ha ordinato il trasferimento della salma all’Istituto di Medicina Legale per l’autopsia, in programma probabilmente lunedì, per stabilire la causa esatta del decesso.

Questi episodi si inseriscono in un contesto regionale già critico, delineato dalle statistiche nazionali. L’Umbria, nel 2024, è stata la seconda regione italiana per decessi da overdose, con un tasso di 15 morti ogni milione di abitanti, preceduta solo dalle Marche. Le sostanze più letali risultano essere eroina, cocaina e crack.

I dati dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ricavati dall’analisi delle acque reflue in 38 città, confermano Perugia e Terni come capitali del consumo di eroina. Nel capoluogo si consumano 3,5 dosi ogni mille abitanti. A Terni la situazione è ancora più grave: con 7,5 dosi, la città è tra le uniche in Italia (assieme a Verona) ad aver registrato un aumento dei consumi rispetto al 2023. A Terni sono cresciuti anche cocaina ed ecstasy, calati invece a Perugia.

Il paradosso umbro emerge dal confronto tra l’elevata mortalità e la qualità dei servizi. La relazione annuale del Dipartimento delle Politiche Antidroga evidenzia infatti che l’Umbria è tra le prime regioni per servizi socio-sanitari di primo livello e strutture residenziali per le dipendenze. Tuttavia, queste strutture risultano cronicamente sottodimensionate nel personale: ogni operatore deve seguire in media 37 tossicodipendenti, il numero più alto d’Italia, a fronte di una media nazionale di 24. Un carico di lavoro insostenibile che rischia di compromettere l’efficacia degli interventi di recupero e prevenzione.


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