“Sono contro il quinto emendamento”. Un giudice federale blocca le espulsioni accelerate di Trump
Nuova battuta d’arresto giudiziaria per le politiche migratorie di Donald Trump. Un giudice federale ha infatti bloccato l’iniziativa dell’amministrazione statunitense volta ad accelerare le espulsioni di massa dei migranti arrestati all’interno del Paese, e non solo nelle aree di confine con il Messico.
La giudice Jia Cobb, nominata da Joe Biden alla Corte distrettuale di Washington, ha stabilito in un parere di 48 pagine che il provvedimento viola probabilmente i diritti costituzionali dei migranti, in particolare il diritto al giusto processo sancito dal Quinto Emendamento. Cobb ha criticato l’approccio “sconsiderato” dell’amministrazione, che – nel tentativo di espellere rapidamente il maggior numero possibile di persone – avrebbe rischiato di causare detenzioni e deportazioni arbitrarie.
La norma, introdotta nei primi giorni del secondo governo Trump, estende la procedura di “espulsione accelerata” ai migranti presenti da tempo nel Paese, mentre fino ad allora riguardava solo coloro fermati entro 100 miglia dal confine e residenti da meno di due settimane. Cobb ha contestato l’argomentazione del governo secondo cui i migranti entrati illegalmente non avrebbero alcun diritto al giusto processo, definendola “sorprendente” e pericolosa: una simile impostazione, ha avvertito, esporrebbe chiunque al rischio di espulsione immediata senza possibilità di difesa.
L’associazione Make the Road New York, che ha presentato ricorso, sostiene che la misura sia già stata utilizzata per arrestare persone presso i tribunali per l’immigrazione e deportarle senza udienza, in violazione dei loro diritti. Secondo il gruppo, il dipartimento per la Sicurezza interna (DHS) ha oltrepassato i propri poteri applicando la legge in modo estensivo. Da parte sua, il governo ha difeso la politica, ritenendola un legittimo esercizio dell’autorità esecutiva per snellire le procedure e ridurre gli arretrati giudiziari.
Cobb ha chiarito che la Corte non mette in discussione la legittimità della legge sull’espulsione accelerata applicata ai migranti fermati al confine. Tuttavia, ha stabilito che l’estensione a chi vive da anni nel Paese richiede garanzie procedurali più solide, giudicando insufficienti quelle attualmente in vigore.
Non si tratta del primo stop ai provvedimenti di Trump: all’inizio del mese, la stessa giudice aveva già sospeso l’applicazione di un’altra norma che prevedeva l’espulsione rapida dei migranti entrati legalmente tramite programmi di libertà vigilata umanitaria.
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