«Sono caduto in una buca non segnalata». Braccio di ferro con il Comune di Montecassiano per 13 anni
MONTECASSIANO Sostiene di essere caduto in una buca non segnalata su una strada, chiede al Comune di essere risarcito, poi prova la via della negoziazione assistita, poi ancora cita in giudizio il Comune (nel frattempo sono passati nove anni dal fatto), nel 2024 il Tribunale civile di Macerata gli dà torto, impugna la sentenza in Appello e pochi giorni fa l’esito: appello rigettato. Dovrà pagare al Comune 3.966 euro di spese di lite (oltre al rimborso forfettario e agli oneri di legge), in primo grado erano state 3.500 euro, oltre al rimborso forfettario, esborsi, Iva e Cpa (Cpa è il Contributo previdenziale avvocati). Per i danni subiti ne aveva chiesti 22.477,50.
La vicenda
La vicenda finita al vaglio dei giudici della Corte di Appello di Ancona, sezione civile, risale al 29 novembre del 2013. In base a quanto ricostruito nel corso del processo quel giorno l’uomo, alle 15.45 si trovava in via Risorgimento a Sambucheto di Montecassiano quando, a suo dire, sarebbe caduto in una buca non segnalata. L’uomo non aveva chiamato la polizia municipale per redarre un verbale sull’accaduto ma era andato al pronto soccorso. Sul referto però sull’origine del trauma era scritto “incidente domestico – casa”.
Il montecassianese chiese al Comune di essere risarcito, ma senza esito, più tardi (sei anni dopo l’incidente) tenta la via della negoziazione assistita anche questa senza esito, e alla fine, nel 2022 cita il Comune. Nella causa civile produce una seconda memoria con cui deposita una dichiarazione dello stesso medico che lo aveva refertato inizialmente, datata gennaio 2015, in cui il sanitario riferisce di non ricordare la dinamica dell’accaduto e di una possibile “incomprensione di quanto dichiarato dal paziente”. Nel 2024 il giudice gli rigetta la domanda e lui fa appello. Tra gli atti depositati ci sono tre foto che però per i giudici sono prive di data certa e non chiariscono dove sarebbe avvenuto l’incidente, né le dimensioni e la profondità della buca, né ancora la sua collocazione sulla strada.
Le testimonianze
La testimonianza del figlio che lo aveva accompagnato al pronto soccorso è stata ritenuta irrilevante, mentre l’eventuale testimonianza di due donne che avrebbero assistito alla caduta, in mancanza di altri elementi di prova, per la Corte non sarebbe sufficiente. Sull’assenza di eventuali segnalazioni della buca, solo questo non renderebbe la buca oggettivamente invisibile e inevitabile. Dunque «dall’esame di tutte queste circostanze – scrivono i giudici – la domanda non risulta sufficientemente fondata. L’appello deve pertanto essere respinto e la sentenza (di primo grado) confermata».




