Solo l’8% dei lavoratori italiani vede l’intelligenza artificiale come un’opportunità: un nuovo report svela un Paese sospeso tra distacco, timori di sostituzione e attesa del cambiamento
Solo l’8% dei lavoratori italiani è convinto che l’intelligenza artificiale avrà un impatto positivo sulle proprie responsabilità professionali nel prossimo anno.
Il dato, diffuso dal report internazionale “People at Work 2025” di Adp Research, posiziona l’Italia al terzultimo posto in Europa e ben al di sotto della media globale, che si attesta al 17%. L’indagine ha coinvolto circa 38.000 lavoratori in 34 mercati, di cui oltre mille nel nostro Paese, evidenziando un quadro in cui prevale un atteggiamento tiepido nei confronti delle applicazioni dell’Ia. Se su scala mondiale emergono sentimenti contrastanti – dalla fiducia per le opportunità aperte dalla tecnologia ai timori legati alla sostituzione dei posti di lavoro – tra i dipendenti italiani prevale una percezione più neutrale e distaccata.
Generazioni e categorie professionali a confronto
Le differenze diventano più marcate osservando i dati per fasce di età. I giovani adulti (27-39 anni) si rivelano i più coinvolti emotivamente: l’11% ritiene che l’Ia avrà effetti positivi, ma la stessa percentuale esprime anche preoccupazioni per una possibile sostituzione. Le fasce più mature (40-64 anni), invece, mostrano meno partecipazione emotiva, con appena il 7% che si posiziona con convinzione su uno degli aspetti indagati. Distinzione significativa emerge anche per tipologia di impiego: i knowledge worker – programmatori, accademici e tecnici – restano i più favorevoli al potenziale della tecnologia, pur mostrando le maggiori ansie legate al rischio occupazionale. Tuttavia, anche in questo caso l’Italia si colloca in fondo alle classifiche, con solo il 12% dei professionisti che riconosce un impatto positivo, rispetto al 24% della media mondiale.
Formazione e comunicazione, le chiavi per il futuro
A sottolineare la complessità del fenomeno è Elena Falconi, HR director Southern Europe di Adp, secondo cui “l’impatto dell’Ia non è solo un cambiamento tecnologico, ma anche emotivo per i lavoratori di tutto il mondo”. Il quadro descritto suggerisce che le aziende italiane si trovino davanti a una sfida doppia: introdurre la tecnologia e, al tempo stesso, accompagnare i dipendenti in un percorso di comprensione e adattamento. La direttrice richiama la necessità per le imprese di puntare su formazione, informazione trasparente e strumenti che facilitino l’utilizzo quotidiano dell’Ia. Solo in questo modo sarà possibile rafforzare la resilienza della forza lavoro, riducendo incertezza e favorendo una maggiore disponibilità ad accogliere il cambiamento.
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