Ambiente

Solo il «nazionalismo europeo» può contrastare quello americano

Un’opinione pubblica informata e consapevole – ne sono convinto – è una condizione necessaria per avere buone politiche pubbliche. Se i cittadini in generale e le classi dirigenti in particolare hanno una sufficiente comprensione degli obiettivi, degli strumenti e dei vincoli di una certa politica pubblica, le decisioni dei policymaker troveranno terreno più fertile e genereranno con maggiore probabilità i risultati sperati.

Anche sotto questo profilo ho sempre considerato Sergio Fabbrini un intellettuale esemplare. Negli anni egli è diventato il punto di riferimento più continuo e autorevole nel campo delle politiche europee, a livello sia dell’Unione europea sia degli Stati membri, in particolare dell’Italia.

Le sue analisi e opinioni entrano nelle menti dei lettori “a caldo”, con gli editoriali pubblicati ogni domenica su «Il Sole 24 Ore». Così, rigoroso nel metodo ma senza celare mai i suoi giudizi di valore, Fabbrini commenta gli eventi e i dibattiti dell’avventura europea, e dell’Italia in Europa, mentre si snodano, quando sono ancora “fotogrammi”.

Quei momenti vanno poi a sedimentarsi, nei lettori così come nello stesso autore, in un corpus da esplorare, a cadenza annuale, per estrarne gli elementi più rilevanti e per formulare valutazioni e prospettive di più ampio respiro. Questo avviene, da qualche anno, con un volume che raccoglie e organizza, in una sorta di pensiero consolidato ma in evoluzione, i contributi settimanali.

Questa volta, dopo un anno così incredibile come il 2025 (che peraltro appare quasi… calmo, rispetto a un mese surreale come è stato il gennaio 2026), l’Europa e l’Italia sono un po’ emarginate dal centro della scena. Tanto è vero che in questo libro, Tsunami Trump – Il nazionalismo americano e l’Europa, il nostro continente è riuscito a malapena a entrare nel sottotitolo e il nostro Paese neppure vi compare.


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