Sofia Pozzi, altra vittima dei Lavi. La turista 23enne è la terza annegata in 6 anni. «Valutiamo provvedimenti»
SIROLO Tre giovani vite spezzate in pochi anni davanti alla scogliera dei Lavi. L’ultima, giovedì, quella di Sofia Pozzi, 23 anni, brianzola in vacanza nelle Marche. Prima di lei, nel 2020, Emanuele Gualini, 36 anni di Osimo, e nel 2019 la perugina Sofia Perelli, 22 anni. Tre nomi, tre storie diverse, lo stesso scenario: uno specchio d’acqua di rara bellezza, senza spiaggia né presidio di salvataggio, un luogo selvaggio e insidioso dove la balneazione non è vietata, ma segnato da correnti e risacche che, in certe condizioni, possono trasformarsi in trappola.
I ragionamenti
Quali misure adottare, allora, per scongiurare nuovi incidenti? Interdire con un’ordinanza l’ingresso in acqua, oppure potenziare le azioni di prevenzione e informazione, così da non negare la fruizione di un luogo che è parte integrante del patrimonio naturalistico e turistico del Conero? Sono le domande che la comunità si pone all’indomani dell’ennesima tragedia. Intanto la Procura di Ancona ha aperto un fascicolo per chiarire l’accaduto. La pm di turno, Serena Bizzarri, non ha ravvisato ipotesi di reato in merito al drammatico incidente, ma ha disposto accertamenti. Sulla salma di Sofia è stato eseguito ieri un esame esterno per non lasciare alcun dubbio sull’annegamento. Nessuna autopsia, dunque, e ora si attende il nullaosta per la restituzione ai familiari giunti dalla Lombardia. La ragazza, arrivata con amici da Bellaria per una gita di un giorno, si è immersa con loro davanti agli scogli dei Lavi, poco dopo l’ora di pranzo. Il mare era agitato, la corrente forte. L’hanno vista annaspare e poi sparire sotto le onde. Inutili i disperati tentativi dei compagni e dei soccorritori, intervenuti con idroambulanza ed elisoccorso. «Il problema di quel punto è la difficoltà di risalita quando il mare è mosso – osserva il sindaco Filippo Moschella –. Con gli organi preposti faremo tutte le valutazioni necessarie per ridurre al minimo i rischi, nella consapevolezza, però, che in un habitat naturale non è possibile azzerarli. Sirolo offre un contesto naturale di grande pregio, ma non facilmente fruibile come altre località balneari: è necessario approcciarsi con consapevolezza».
L’invito
Un invito alla cautela rilanciato anche dall’ammiraglio Vincenzo Vitale, direttore marittimo della Capitaneria di porto di Ancona. «Il mare agitato non è un amico – sottolinea – ed è fondamentale prestare attenzione ai cartelli che segnalano l’assenza di un presidio di salvataggio, così come alle bandiere rosse issate negli stabilimenti vicini». Quanto a decisioni come l’eventuale interdizione alla balneazione, «competono – spiega Vitale – all’amministrazione comunale, ma non sono azioni che si attuano all’improvviso. Ci sarà sicuramente un confronto a margine di quanto accaduto con il Comune che ha competenza specifica». Il 17 ottobre, a Numana, è già in calendario il summit di fine stagione con la Regione e i Comuni costieri per fare il punto sulla sicurezza Dal territorio, nel frattempo, arrivano proposte pratiche, come quella di collocare salvagenti fissati con una corda da utilizzare in caso di emergenza.