Soffocata da un chicco d’uva a Jesi, bambina di 3 anni resta grave in Rianimazione. «Automedica assente? Pochi dottori»
JESI È ricoverata in Rianimazione pediatrica, al Salesi di Ancona, in sedazione farmacologica profonda e ventilazione meccanica, la bimba di tre anni che mercoledì sera, poco dopo le 19, ha rischiato di morire soffocata da un acino d’uva all’Arco Clementino, nel pieno delle Fiere di San Settimio. È questo il bollettino diffuso ieri dall’ospedale pediatrico. La bimba, cardiopatica, è arrivata ad Ancona dopo essere stata sottoposta a manovre rianimatorie e di stabilizzazione primaria delle funzioni vitali. La prognosi resta al momento riservata.
L’accaduto
Mercoledì i familiari avevano appena comprato della frutta da una bancarella.
La piccola avrebbe staccato da sola l’acino e lo avrebbe messo in bocca, andando subito in ostruzione e poi in arresto cardiocircolatorio. I genitori hanno chiamato il 112. A Jesi non c’era l’automedica in servizio – il mezzo con medico a bordo in grado di somministrare farmaci salvavita – ma solo l’ambulanza infermieristica (non ha il medico a bordo), che però in quel momento era impegnata fuori città per un codice rosso. Sul posto è arrivata in due minuti un’ambulanza della Croce Rossa.
Fondamentale l’intervento di un medico fuori servizio che si trovava a passare di lì e ha iniziato le manovre di emergenza. Da Torrette si è alzato in volo l’elisoccorso Icaro con un medico rianimatore, atterrato davanti al Carlo Urbani dove nel frattempo la bimba era stata trasportata. L’acino è stato disostruito solo in ospedale, ma intanto alla piccola è stata garantita la ventilazione e la ripresa del battito.
Turni scoperti
Lascia perplessi, in città, che l’automedica sia stata tolta proprio a Jesi, e nei giorni delle Fiere che richiamano migliaia di persone. Il problema delle automediche scoperte è ricorrente in tutta la provincia, con turni coperti solo dalle infermieristiche. Il Corriere Adriatico ne ha parlato con Mario Giusti, direttore del 118 e referente provinciale dell’emergenza. «Non si devono legare le due cose, il caso della bambina con la carenza delle automediche. Se ci fosse stata l’automedica sarebbe comunque stato un mezzo di soccorso già impegnato e non cambiava la tipologia dell’intervento fatto che ha funzionato. L’ambulanza della Croce Rossa è arrivata in due minuti. La bimba è stata rianimata e l’elicottero è partito, tutto si è svolto in tempi brevi».
Sulla carenza, però, Giusti conferma: «È vero, vale per tutto il territorio ma la Regione sta cercando di ottimizzare le poche risorse disponibili. Il problema è che mancano i medici di 118, in tutta la provincia ne servirebbero 55, 5 medici e mezzo per le 19 postazioni che abbiamo ma ne mancano 25 perché ne abbiamo solo 30. Come distribuire le coperture sono scelte, si privilegiano le 12 ore diurne, 8-20, la casistica è doppia. Anche noi vorremmo un medico in ogni angolo di città ma non è possibile». L’8 ottobre scade il concorso per reclutare medici di emergenza-urgenza e anestesisti-rianimatori.
«Oggi pochi scelgono questa professione – incalza Giusti – c’è una crisi per tante criticità, per la responsabilità, per i luoghi in cui si lavora, spesso i soccorsi sono per strada, al freddo, al caldo, in condizioni difficili, con la pioggia e lo stipendio non è considerato attrattivo per tutti questi sacrifici. Un medico alle prime armi prende sui 3mila euro. Poi c’è anche il fattore psicologico, quando il paziente muore, è difficile da accettare». La Regione sta lavorando per definire il quadro normativo «che ripensa il sistema dell’emergenza e dà maggiore qualifica agli infermieri fino a portarli alla somministrazione dei farmaci».




