Social Card nel Catanzarese, così si affiliavano in carcere con il rito del santino
Spuntano nuovi elementi dall’ordinanza del gip di Catanzaro nell’ambito dell’operazione “Social Card”, eseguita mercoledì scorso dai carabinieri della Compagnia di Girifalco, e che ha portato all’arresto di 24 persone, smantellando un sodalizio criminale dedito al traffico di stupefacenti in tutta la provincia di Catanzaro. Era già emerso il rapporto privilegiato, suggellato da un “comparaggio”, fra uno dei principali esponenti dell’organizzazione Davide De Santis e Giuseppe Bava (non indagato), uomo della cosca Gallace.
Per pesare la caratura criminale del sodalizio, risulta interessante una conversazione captata in carcere fra Aurelio Rocco Petrilli, di Girifalco, che secondo gli inquirenti svolgeva il ruolo di corriere, e il figlio.
«Allora dimmi una cosa…il reddito l’hanno tolto?», chiede e il figlio risponde di no. E prosegue: «Ti ha pagato?». Il figlio risponde di sì con la testa e Petrilli aggiunge: «che…vedi che non lo tolgono, che ho parlato con coso….che è venuto quello che mi ha arrestato…». Poi coprendosi parzialmente il volto gli dice: «prenditi il numero di quell’amico mio di Cortale…vedi di venire…vedi di rintracciarlo… (…) però ascoltami quando lo chiami gli devi fare lo squillo e poi ti chiama lui ok? gli dici sono il figlio di Aurelio…e gli dici abbiamo bisogno di….». La persona da contattare è Davide De Santis, il quale provvede al mantenimento della famiglia di Petrilli, mentre lui è in carcere.
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