Skinner – Live @ Covo Club (Bologna, 20/03/2026)

Skinner è un giovane musicista di stanza a Dublino e all’inizio del 2025, via Faction Records, ha pubblicato un interessante debut album, “New Wave Vaudeville“, che ce lo ha fatto conoscere e apprezzare.
Il suo punk dai toni dancey, sapientemente mischiato con elementi new wave e jazz, è qualcosa di incredibilmente irresistibile e crediamo che dal vivo possa accendere la platea, come ci ha confermato chi ha visto il suo concerto di ieri sera all’Urbica Velostazione di Pesaro.
Oggi, invece, ci troviamo al Covo Club di Bologna, nella terza delle sue quattro date in territorio italiano, dove ha esordito proprio con questo tour: la sua sarà un’apertura per i romani Sanlevigo, headliner della serata.
Accompagnato da una band di tre elementi (chitarra, basso e batteria), Aaron Corcoran sale sul palco dello storico locale di viale Zagabria quando mancano una manciata di secondi alle dieci e mezza.
Si comincia ed è subito una totale botta di vita con “New Wave Vaudeville”, title-track che apre anche il suo debutto full-length: purtroppo manca il suono del sax, ma non l’adrenalina, anzi dal vivo la canzone è ancora più diretta e colpisce duro con le sue chitarre pesanti e allo stesso tempo mette una gran voglia di muoversi.
Decisamente più aperta nelle vedute sonore la successiva “Jesus Wore Drag” che, non solo gode di ottime sensazioni melodiche, ma guadagna una maggiore forza punk rispetto alla sua versione del disco.
Più avanti ecco “Sour Milk”, altro momento vibrante che sa esaltare la folla emiliana: il giovane irlandese dimostra di saper andare dritto al punto. Non sono solo chitarra e basso, assolutamente veloci e incisivi, a colpire duro, ma anche un drumming inarrestabile a cui si aggiungono percussioni altrettanto irrefrenabili suonate proprio da Corcoran.
Le percussioni sono di nuovo protagoniste assolute poco più avanti in “Geek Love” e aggiungono un tocco tribale al suo suono new-wave, lanciando praticamente un invito al pubblico a ballare con quelle sue sensazioni saltellanti e intense, accompagnate da rumorose chitarre. Il divertimento è assicurato!
Un altro momento di totale follia con “When You Live In A Show”: sebbene non duri nemmeno due minuti, il pezzo nella sua versione live è ancora più incendiario che su disco con le sei corde che arrivano dritte in faccia con grandissima cattiveria.
Quaranta minuti di pura adrenalina e cattiveria punk gettata fuori con grande frenesia e senza nessuna pietà. Come abbiamo già sottolineato poco sopra mancavano i fiati, ma le sensazioni sono state più che positive: Aaron alla fine del concerto ha chiesto di ritornare a suonare in Italia e noi non vediamo l’ora di tornare a saltare e pogare sotto il suo palco.
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