Sir Susa Scai, la carica di Giannelli: «Con Piacenza semifinale stimolante. Alziamo il livello»

di Carlo Forciniti
«Non vedo l’ora di giocare gara uno contro Piacenza». Se l’ottimismo è il profumo della vita, la voglia e l’ambizione di continuare a mettersi alla prova ai più alti palcoscenici è la linfa di cui si nutrono i fuoriclasse per restare al top. Per mettere da parte le vittorie anche più prestigiose. Perché quella più bella, più agognata, è sempre la prossima.
Simone Giannelli in carriera le ha viste tutte. E tutto o quasi ha vinto. Eppure, nel capitano della Sir Susa Scai e della Nazionale c’è ancora quella sana adrenalina che a 48 ore dalla partita in programma lunedì 6 aprile alle 17.30, lo spinge ad esternare quanta carica abbia nell’avvicinarsi alla semifinale scudetto contro Piacenza. Che di certo è dall’alto coefficiente di difficoltà. Così come alte, altissime, saranno le motivazioni dei Block Devils.
Serie di lusso «Veniamo dal passaggio del turno in Champions League che ci ha reso contenti. Torniamo a fare le Final Four e non è una cosa così scontata. Anzi. Ma ora c’è da focalizzarci sul presente. Su Piacenza reduce da una bellissima serie nei quarti di finale contro Modena. Affrontiamo una squadra completa e che gioca bene – argomenta Giannelli – sono contento di affrontare un simile avversario. Si alza l’asticella e dobbiamo alzarla anche noi, dobbiamo alzare il nostro livello. Giocare contro squadre forti è stimolante. Mi aspetto una serie intensa, ci sarà da soffrire ma non vedo l’ora di giocare. Piacenza ha recuperato due grandi giocatori come Simon – uno che può vincere le partite in tanti modi – e Galassi che sono veramente felice di rivedere in campo».
Le chiavi La ricetta per provare a prevalere nel primo atto è chiara: «Dovremo pensare un punto alla volta ed essere pazienti – rivela -. Sappiamo che potranno arrivare momenti in cui ci metteranno in difficoltà, in cui dovremo essere in grado di sopportare il loro gioco. Ci sarà da tenere alto il nostro livello di sideout che ci permette sempre di rimanere a galla, dovremo essere bravi a sfruttare le nostre occasioni e a concentraci su noi stessi. Arrivare al tie break sarebbe una conquista».
Fattore PalaBarton I Block Devils saranno spinti, come di consueto, dai propri tifosi. «Ed è un qualcosa di straordinario e che non do mai per scontato – puntualizza il numero 6 bianconero -. Sono sempre presenti, anche in partite infrasettimanali che non sono propriamente di cartello. Al PalaBarton Energy c’è sempre un’atmosfera pazzesca. Dovremo essere bravi a spingere sul campo come loro sono soliti fare sugli spalti».
Punto di partenza Giannelli torna poi anche su Argilagos, autore di una giocata molto importante nel finale di partita contro il Guaguas. «Sono molto contento di quanto ha fatto in Champions League. Ha fatto un muro su Juantorena in un momento importantissimo. Il suo ingresso ci ha permesso di vincere. Quanto fatto l’altra sera, per lui deve essere un punto di partenza».
Nuovi orizzonti Come lo deve essere per la Sir il percorso compiuto fino ad ora, che al netto delle soddisfazioni non può rappresentare un punto di arrivo. «Al momento è stata una stagione perfetta. Siamo arrivati primi in regular season, ‘obiettivo’ che ci sfuggiva da qualche anno, e che ci ha permesso di qualificarci alla prossima Champions League. Abbiamo vinto due trofei, da quando sono qui ne abbiamo vinto sempre almeno uno in ogni annata ed è una cosa pazzesca. Peccato per quanto accaduto in Coppa Italia, ma siamo in corsa per due competizioni belle e difficili. Guardiamo avanti».
Nota stonata Dovrà farlo anche il calcio italiano e la Nazionale, reduce dalla mancata qualificazione al Mondiale per la terza volta consecutiva. Sull’argomento, il punto di vista di Giannelli – uno dei simboli dello sport italiano – è chiaro. «Dispiace per quanto accaduto alla Nazionale di calcio. Andare al Mondiale sarebbe stato bello per tutti. Dopo l’eliminazione si è cominciato a parlare un po’ troppo di cose che non si sanno. Credo anche che tra gli sportivi che non fanno calcio si sia sbagliato, per certi versi è come se si aspettasse il momento che la nazionale di calcio sbagliasse per poi andare a infierire. I calciatori non hanno colpe, erano pronti a dare il loro meglio e a cercare di vincere. Si è parlato anche di soldi e contratti e non è colpa dei calciatori. L’uscita di Gravina (il presidente della Figc, ndr) non è stata delle migliori ma le sue parole (sul professionismo e sui dilettanti, ndr) sono state un po’ strumentalizzate – aggiunge -. Si sbaglia a cercare sempre il colpevole, non è il momento di fare cose del genere anche tra noi sportivi. Si è puntato il dito sul calcio, facendo vedere quanto altri sport siano più vincenti. Sono rimasto un po’ così, in Italia c’è bisogno di trovare soluzioni ed aiutarsi uno con l’altro. Bisogna cercare di capire cosa può fare meglio la Federazione italiana senza trovare colpevoli».

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