sindacati denunciano una modifica di legge

«Esprimiamo forte preoccupazione e denunciamo una grave disparità di trattamento nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori della Giunta regionale». È la posizione di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl dopo la recente modifica della legge regionale istitutiva dell’Aral, l’Agenzia regionale Abruzzo Lavoro.
I sindacati spiegano che «in data 31 dicembre si è appresa l’approvazione di un emendamento alla legge regionale 22 agosto 2025, numero 26, che interviene in maniera sostanziale sull’articolo 18, comma 5». L’emendamento, presentato e votato nella seduta serale del Consiglio regionale del 30 dicembre 2025, «sopprime il diritto di opzione per una parte del personale dei Centri per l’impiego, in particolare per le lavoratrici e i lavoratori assunti e stabilizzati successivamente all’adozione del Piano straordinario di potenziamento dei Cpi».
Secondo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl «si tratta di un intervento di estrema gravità, che solleva rilevanti criticità sotto il profilo giuridico, istituzionale e delle relazioni sindacali». Le organizzazioni ricordano che «il 6 agosto 2025 lo stesso Consiglio regionale aveva approvato il disegno di legge istitutivo dell’Aral riconoscendo il diritto di opzione a tutto il personale dei Centri per l’impiego, in coerenza con i principi di uguaglianza, ragionevolezza e non discriminazione sanciti dalla Costituzione».
«Quella previsione costituiva un elemento essenziale dell’equilibrio complessivo della riforma – sottolineano – e ha fondato il legittimo affidamento delle lavoratrici e dei lavoratori interessati, oltre che delle organizzazioni sindacali, che hanno partecipato in modo responsabile, costante e costruttivo al confronto con l’Amministrazione regionale». Un confronto che, evidenziano ancora, «si è sviluppato in maniera strutturata fino al 14 dicembre 2025, comprendendo anche l’esame dello Statuto e del Regolamento dell’Agenzia».
La soppressione del diritto di opzione, introdotta «senza alcuna preventiva informazione o consultazione sindacale», determina ora «una ingiustificata disparità di trattamento tra lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il medesimo concorso per il potenziamento dei Centri per l’impiego». «Ad alcuni – spiegano le sigle – viene negato un diritto riconosciuto ai colleghi e alle colleghe che, dopo l’assunzione, prestano servizio presso i Cpi o risultano assegnati ad altri Dipartimenti della Giunta regionale, nonché in distacco o mobilità presso altri enti».
Source link




