sigilli al patrimonio di Leandro Bennato
Un impero costruito sulla polvere bianca, smontato pezzo dopo pezzo dai Carabinieri del Nucleo Investigativo. Sotto la lente della normativa antimafia è finito il patrimonio di Leandro Bennato, noto negli ambienti della malavita capitolina come “il Biondo” o “Leo“.
Gli investigatori hanno messo i sigilli a beni per un valore stimato di un milione di euro, ritenuti il frutto del reinvestimento dei proventi del narcotraffico su larga scala.
La sproporzione: redditi “zero”, ricchezza reale
L’operazione è il risultato di una meticolosa analisi dei flussi finanziari che ha fatto emergere un classico paradosso del crimine organizzato: una totale assenza di redditi ufficiali a fronte di una disponibilità economica vastissima.
Gli accertamenti hanno passato al setaccio conti correnti e proprietà intestate anche a familiari e prestanome, confermando la tesi degli inquirenti sulla pericolosità sociale di Bennato, già coinvolto nella storica inchiesta “Cacher” insieme al suo collaboratore Giuseppe Molisso.
Investimenti fuori regione: la “fuga” in Umbria
Dalle indagini emerge una chiara strategia di diversificazione: i capitali illeciti accumulati con lo spaccio nelle piazze romane venivano spostati fuori dal Lazio per tentare di sfuggire ai controlli.
Il sequestro ha colpito duramente gli asset situati in provincia di Terni:
Immobili: Cinque unità abitative nel comune di Allerona.
Terreni: 19 appezzamenti agricoli tra Allerona e Ficulle, per una superficie di circa 40 ettari.
Valori: Rapporti bancari e un orologio di lusso dal valore rilevante.
Il profilo criminale e la “guerra della droga”
Bennato viene descritto negli atti giudiziari come un soggetto di elevata pericolosità sociale. Il suo nome è legato a episodi di violenza estrema scaturiti dal controllo dei flussi di stupefacenti nella Capitale.
In particolare, le indagini avevano precedentemente ricostruito la vicenda del furto di 100 chilogrammi di cocaina, un evento che aveva innescato una pericolosa scia di sangue e ritorsioni nei quartieri romani.
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