Siderurgia a rischio per caro energia, sindacati: «Per Arvedi-Ast tavolo al Mimit atteso da 8 mesi»

«Le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Arvedi Ast, Dimitri Menecali, sui costi ormai insostenibili dell’energia e sui conseguenti rischi per la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento di Terni confermano tutte le preoccupazioni che da tempo manifestiamo sulla siderurgia e nello specifico sull’Ast di Terni e guarda caso vengono affermate nel peggior momento in cui verte l’ex Ilva e il progetto di Piombino
non decolla». Così il segretario nazionale Fiom Loris Scarpa e il territoriale Alessandro Rampiconi in una nota. Fanno eco dalla Fim Cisl, Valerio D’Alò e Simone Liti: «Se l’obiettivo condiviso è l’elettrificazione della siderurgia non possiamo immaginare che sia proprio il costo dell’energia a metterci fuori gioco e fuori mercato. Pagare quasi 6 volte in più il prezzo che è dovuto negli altri paesi è da se’ un elemento di forte disparità.
Bisogna far sì che gli accordi di programma che si firmano abbiano gambe e realizzazione in tempi certi e, se nelle scorse ore anche il gruppo Arvedi Ast lancia l’allarme perché ne vengano rispettate le condizioni stabilite, si rimane nell’ambito in cui gli industriali non possono avere un quadro certo su cui impostare gli investimenti».
Fiom Cgil «La vicenda Ast, spiegano dalla Fiom rappresenta plasticamente la distanza sempre più profonda tra le istituzioni e la vita reale del Paese. Mentre imprese e lavoratori affrontano quotidianamente gli effetti della crisi energetica, dell’inflazione e dell’aumento generalizzato dei prezzi, a partire da quello dei carburanti, il Governo e le istituzioni continuano a rinviare risposte e decisioni che non sono più procrastinabili. In questi anni Arvedi Ast ha realizzato importanti investimenti produttivi e ambientali. Contestualmente, sono stati stabilizzati oltre 250 lavoratori precedentemente impiegati con contratti di somministrazione, in un percorso che dovrà proseguire anche nei prossimi mesi. A ciò si aggiungono gli accordi sui premi di risultato che, dal 2014 a oggi, hanno determinato un incremento significativo di una parte del salario delle lavoratrici e dei lavoratori. Tutto questo patrimonio industriale, occupazionale e contrattuale non può essere messo a rischio dall’assenza di una politica energetica e industriale nazionale capace di garantire competitività alle produzioni siderurgiche italiane. Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno richiesto fin dal gennaio 2026 la convocazione del tavolo di monitoraggio dell’Accordo di programma. Dopo oltre sette mesi non è arrivato alcun riscontro. È un silenzio grave e incomprensibile, soprattutto di fronte al progressivo aggravarsi della situazione. Così si rischia di mettere in discussione anche quel percorso di decisa decarbonizzazione che rappresentava il cuore dell’Accordo di programma e che, fino a oggi, è rimasto sostanzialmente lettera morta. Non servono nuove dichiarazioni di principio. Occorre convocare immediatamente il tavolo di monitoraggio dell’Accordo di programma, fare chiarezza sulle risorse disponibili e assumere decisioni concrete sull’energia, sugli investimenti, sull’ambiente e sull’occupazione. Il tempo delle attese è finito. Il futuro produttivo e occupazionale delle aziende siderurgiche e dei territori dove insistono gli stabilimenti non può essere lasciato in balia dei costi energetici e dell’inerzia istituzionale. Quando le istituzioni si allontanano dai problemi concreti, sono sempre le lavoratrici e i lavoratori a rischiare
di pagare due volte: da una parte attraverso l’inflazione e l’aumento del costo della vita; dall’altra attraverso la possibile riduzione dei livelli occupazionali e salariali.
Fim Cisl «Ci sono temi su cui imprese e sindacato devono convergere se si ha a cuore il paese e il sistema industriale. Uno tra questi è la gestione della transizione. Non possiamo continuare a giocare sul terreno europeo se chi gareggia non ha le stesse condizioni abilitanti. Si parte troppo svantaggiati e il Governo deve fornire risposte ai temi caldi che interessano i settori strategici. Non possiamo pretendere investimenti da una parte, ma venir meno alle condizioni che devono favorirli dall’altra. Quando gli acciaieri chiedono condizioni migliorative sui costi energetici non possono che vederci favorevoli perché per noi questo si traduce in meno difficoltà a rilanciare le produzioni, ammodernare gli impianti e di conseguenza, cosa che per noi è prioritaria, poter garantire condizioni migliori ai lavoratori dal punto di vista di salute e sicurezza e modernità dei luoghi di lavoro ma anche dal punto di vista salariale. Gli allarmi lanciati da tutte le parti non possono e non devono cadere nel vuoto. Il tema dei costi energetici deve diventare priorità nell’agenda del governo sul tema transizione, altrimenti ne saremo travolti e rischiamo di perdere un settore fondamentale, quello della siderurgia, in un paese manifatturiero».
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