Umbria

Sicurezza, Ferdinandi: «Serve nuovo patto nazionale con risorse e strumenti adeguati»


«Chiedo, insieme a tutti gli altri sindaci dei capoluoghi, un nuovo patto nazionale tra Stato e Comuni per la sicurezza urbana, con risorse adeguate e strumenti concreti. Le città sono in prima linea ogni giorno e hanno bisogno di un sostegno forte e coerente per garantire sicurezza e qualità della vita». È il passaggio centrale dell’intervento della sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, pronunciato giovedì a margine della riunione del coordinamento delle città capoluogo dell’Anci dedicata al tema della sicurezza.

L’intervento Tornando su concetti sottolineati anche mercoledì a Perugia durante la festa di San Sebastiano, Ferdinandi ha ricordato che «la sicurezza è un diritto dei cittadini ed è una prerogativa dello Stato», rimarcando al tempo stesso l’impegno quotidiano dei Comuni, che operano con risorse, personale e progetti propri. Uno sforzo che, secondo la sindaca, non è più sufficiente da solo a rispondere alle nuove forme di disagio e criminalità che attraversano le città.

Cambio di passo Da qui la richiesta di un cambio di passo. La sindaca ha indicato la necessità di «un approccio integrato che tenga insieme presidio del territorio, prevenzione e repressione, certezza della pena e attenzione alle fragilità sociali». Un modello che non si limiti al controllo e all’intervento repressivo, ma che affianchi a questi strumenti politiche di prevenzione, educazione e servizi di prossimità capaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in violenza.

I giovani Particolare attenzione è stata rivolta al fenomeno della violenza tra giovani e giovanissimi, al centro della cronaca in questi mesi. Ferdinandi ha richiamato «episodi sempre più frequenti di violenza, comportamenti devianti e situazioni di disagio», che richiedono risposte stabili nel tempo e un coordinamento continuo tra istituzioni diverse. Secondo la sindaca, interventi episodici o emergenziali non sono sufficienti a incidere su problemi che hanno radici sociali profonde.

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