Shock nella classe di Bojan Panic a Bolzano: compagni sconvolti, uno psicologo per aiutarli – Cronaca
BOLZANO. Ore 8 di venerdì 4 aprile. Cominciano le lezioni all’istituto “Galileo Galilei” di via Cadorna a Bolzano. La docente di italiano della classe quarta pronuncia l’appello e annota l’assenza di Bojan Panic. Nessuno si fa domande particolari. Nessuno immagina il dramma che si è consumato quella notte.
In quel momento il 19enne si trova nella caserma dei carabinieri di Trento per rispondere dell’accusa di omicidio del padre Simeun. La notizia piomba sui telefonini di professori e studenti in tarda mattinata.
«Era l’ultima ora – dice un suo amico, che frequenta la quinta – e la voce ha cominciato a circolare nelle aule. Siamo rimasti senza parole. Ho trascorso con lui quattro anni, a giugno scorso è stato bocciato. Bojan è sempre stato gentile ed educato con noi. Un bravissimo ragazzo. In classe non ha mai creato problemi. Siamo sconvolti».
Il professore Raffaele Fiorini racconta che «è stato un fulmine a ciel sereno e verranno attivate tutte le procedure previste». L’assessore all’Istruzione, Marco Galateo, assicura che «non c’era nulla che potesse fare presagire uno scenario del genere». E ancora: «C’è un indagine in corso e saranno gli inquirenti a dire come sono andate le cose. Ma non c’erano state avvisaglie da parte nostra. Siamo vicini alla famiglia».
Da lunedì al “Galileo Galilei” sarà predisposto un servizio straordinario di supporto psicologico per i ragazzi. «Un esperto incaricato – conferma il sovrintendente scolastico Vincenzo Gullotta – svolgerà un intervento all’interno della classe del ragazzo o dove ritiene che ce ne sarà più bisogno. L’obiettivo è permettere ai ragazzi di sfogarsi in questo momento difficile. Ma non sarà un sostegno imposto: dovranno essere loro a decidere se e come essere aiutati».
Bojan Panic, alle ore 1. 30 di venerdì notte, avrebbe colpito più volte il padre, di professione operaio edile, con un coltello preso in cucina e poi ritrovato dai carabinieri sul luogo del delitto. Secondo quanto ricostruito dai militari del Nucleo investigativo di Trento, Simeun sarebbe rientrato a casa verso le 23 di giovedì 3 aprile e poco dopo ci sarebbe stata una violenta lite in camera da letto tra lui e la moglie, Milka. Sentendo i genitori urlare, Bojan ed il fratello di 17 anni sarebbero intervenuti. A quel punto la discussione, che nel frattempo si era spostata in camera dei ragazzi, è degenerata: il 19enne avrebbe preso un coltello e ucciso il padre. La famiglia vive a Mezzolombardo da quasi due anni, ma per una vita – dal 2010 al 2023 – hanno abitato in un trilocale a Laives dopo essere arrivati in Italia dalla Bosnia (Bojan era ancora un bambino).
Il padre Simeun lavorava come muratore, la madre Milka è commessa e ha lavorato anche nel settore alberghiero in Bassa Atesina. I due figli si sono radicati nel tessuto altoatesino anche grazie allo sport. Il fratello minore – anche lui iscritto all’istituto di via Cadorna – ha giocato a calcio nel Pool Laives, nella categoria Esordienti. Poi a causa di un infortunio ha dovuto smettere.
Mentre Bojan, anche lui appassionato di pallone, recentemente si era concentrato molto su una nuova passione: la palestra.
Dal racconto fatto nelle scorse ore agli inquirenti dalla moglie e dai due figli, è emerso un clima famigliare non sereno: Simeun Panic era spesso violento e alzava le mani, inoltre pare avesse anche problemi di alcolismo. «Picchiava la mamma e non ne potevo più», avrebbe detto il 19enne agli inquirenti scoppiando in lacrime.