Marche

«Sfratto da bloccare». Arrestato il dirigente dell’ufficio sgomberi di Pesaro, ai domiciliari Gennaro Franchini insieme al funzionario Amedeo Trotta

PESARO – L’accusa è di aver bloccato o fatto ritardare uno sfratto di una conoscente facendo pressione sul legale della proprietà: agli arresti domiciliari dirigente e funzionario dell’Unep, l’Ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti all’interno del Palazzo di giustizia. Ieri mattina grande trambusto in Tribunale perché i carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria con il supporto del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Pesaro – hanno dato esecuzione alla misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale nei confronti dei due pubblici ufficiali. Si tratta del dirigente Gennaro Franchini 65 anni, storico riferimento come ufficiale giudiziario, e del funzionario Amedeo Trotta 61 anni dell’Unep di Pesaro.

 

Nel dettaglio

L’accusa è quella di tentata concussione e, nei confronti di uno solo degli indagati (Trotta), di falso in atto pubblico. E’ contestato ad entrambi anche il reato di rifiuto di atti d’ufficio. Ieri mattina gli uffici dell’Unep sono stati perquisiti a fondo, pur rimanendo assicurata la funzionalità dell’ufficio notifiche per il pubblico. Un laconico cartello avvisava l’utenza che l’ufficio era chiuso ma che sarebbe stata comunque garantito il disbrigo delle pratiche con carattere d’urgenza. Per quanto riguarda l’inchiesta il Gip ha ritenuto che dalle indagini siano emersi gravi indizi in relazione alla sussistenza di condotte intimidatorie nei confronti di un avvocato, orientate a bloccare, o comunque rallentare, una procedura di sfratto in corso così consentendo all’inquilina, che non è coinvolta nell’indagine, di permanere presso l’immobile. Non solo. Gli inquirenti contestano anche la redazione di atti ideologicamente falsi per giustificare rinvii d’ufficio della procedura stessa. Tutto sarebbe iniziato a maggio dell’anno scorso quando i proprietari dell’immobile chiedevano indietro il loro appartamento per la morosità dell’affittuaria quarantenne. Dopo mesi di affitto non pagati si erano rivolti a un avvocato che ha avviato le procedure per far rientrare in possesso dell’immobile i due proprietari. Così è iniziata la procedura di sfratto ed entro il 30 giugno la donna avrebbe dovuto lasciare l’immobile in maniera volontaria. Non avendo ottemperato alla richiesta, è scattata la procedura esecutiva.

La ricostruzione

Ma qui, secondo l’accusa, i due pubblici ufficiali avrebbero commesso i reati. Il falso viene contestato perché quando l’ufficiale sarebbe andato a eseguire lo sfratto, non avrebbe proceduto adducendo che sarebbero mancati dei documenti. L’avvocato dei proprietari a quel punto ha presentato un esposto, perché quei documenti ci sarebbero stati. Quanto all’omissione di atti di ufficio dipenderebbe dal fatto che ogni volta che gli ufficiali dovevano fare l’accesso in casa, vi avrebbero rinunciato per l’assenza sistematica della locataria. Per gli inquirenti ci sarebbero stati dei rapporti di frequentazione tra la donna e gli ufficiali, tali da far ritardare la procedura di sfratto esecutivo. E’ stata valutata, inoltre, la presenza di un grave quadro di abuso, realizzato anche con minacce nei confronti dell’avvocato, finalizzato a ritardare o compromettere l’esecuzione di provvedimenti giudiziari. In relazione alle esigenze cautelari il Gip ha ritenuto sussistente il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. In una nota a firma del procuratore capo Marco Mescolini si sottolinea che le indagini sono in pieno svolgimento e che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che per tutte le persone coinvolte vige la presunzione di non colpevolezza.




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