Piemonte

Sfida a destra per intestarsi lo sgombero di Askatasuna. Polemiche su Avs in piazza


A mano a mano che la tensione in strada sale, anche i toni del centrodestra si impennano. Lo sgombero di Askatasuna si è trasformato, in pochi giorni, nel terreno di gioco ideale in vista delle prossime elezioni comunali. L’obiettivo della destra, neppure troppo velato, è di portare a casa un vantaggio sul sindaco Stefano Lo Russo; ma anche tra i partiti della coalizione la smania di primeggiare si sente.

A farsi avanti per primo, quando il corteo è ancora in corso, è l’assessore di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone. Il meloniano doc è pronto a correre per Torino e infatti carica dritto contro Lo Russo.

«Abbia il coraggio di allontanare dalla sua giunta la sinistra radicale di Avs» dice. Oppure, «si dimetta». Il riferimento è al fatto che l’assessore comunale Jacopo Rosatelli ha preso parte ieri al corteo di protesta. Le parole di condanna del sindaco arrivano poco dopo. «Nulla può giustificare la violenza e i danneggiamenti, mai», scrive Lo Russo, e insieme esprime solidarietà agli agenti feriti. «Si tratta di comportamenti inaccettabili che non solo violano la legalità, ma compromettono gravemente la credibilità e il senso stesso delle rivendicazioni» aggiunge. Anche Rosatelli, dal canto suo, si affretta a definire «ingiustificabili» gli atti di violenza, ma il fuoco ormai divampa. È la vicepresidente della Regione Elena Chiorino (Fdi) a portare il dibattito dai fatti di cronaca alla «responsabilità politica di chi ha scelto di legittimare e sostenere i centri sociali, arrivando addirittura a sfilare con loro».

Fanno quadrato intorno all’assessore di Avs il vicecapogruppo del partito alla Camera, Marco Grimaldi, con le capogruppo Alice Ravinale e Sara Diena. «Rosatelli – dicono i tre – non deve difendersi da un bel niente. Lui, come tutti noi, sta dalla parte della Costituzione, mentre chi chiede le dimissioni partecipa a missioni oscure in Donbass a sostegno di regimi autoritari e cerca, sempre, scientemente di alzare la tensione».

Intanto il Pd attacca direttamente il governo, per la scelta di sgomberare il centro a pochi giorni da Natale. «Scelta fatta per superficialità o, peggio, per volontà di consegnare la città al disagio», chiosano Gianna Pentenero e Nadia Conticelli. «Il governo non pensi di strumentalizzare questi fatti per rifarsi una verginità sulla legalità», affonda il colpo la deputata del M5s ed ex sindaca di Torino Chiara Appendino, che pure definisce «inevitabile» lo sgombero.

Ma Askatasuna non è un affare che ingarbuglia solo il centrosinistra. E neppure interessa solo Fratelli d’Italia, anzi: la sfida è tra i partiti della destra. «Perché non destinare la palazzina ex Aska per accogliere le famiglie dei bambini palestinesi in cura al Regina Margherita?», domanda provocatorio il senatore di Forza Italia Roberto Rosso. Ma a infiammarsi è soprattutto il ministro azzurro Paolo Zangrillo. «Fate cose schifose e c’è chi continua non solo a giustificare tutto questo, ma anche a esaltarlo», commenta al termine della manifestazione e non sfugge che, solo poche ore prima, il ministro avesse parlato apertamente di una sua possibile discesa in campo alle prossime comunali («Se mi chiederanno di fare il sindaco di Torino – aveva detto – mi sembrerà quasi un dovere non tirarmi indietro»).

In vista dell’inizio vero e proprio della campagna elettorale, il vicepremier Antonio Tajani ha invitato la coalizione ad allargare quanto più possibile il perimetro dell’alleanza. «Cerchiamo un candidato oltre il centrodestra, che possa raccogliere anche il consenso di Azione», ha spiegato, il modello è quello della Basilicata. «Alle scorse elezioni abbiamo candidato Damilano ed è stata una scelta giusta perché andava proprio nella direzione di allargare». Il fortino di Asterix fa gola e anche Tajani – già alle prese con il dibattito interno a Forza Italia – serra i ranghi. «Ancora una volta i torinesi hanno dovuto subire scontri e disagi a opera di una minoranza di violenti», commenta poi il governatore Cirio, «l’amico Alberto» come lo definisce Tajani. E la distanza con Lo Russo è destinata a farsi sempre più marcata.


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