Marche

sette arresti, preso anche il boss. I pizzini in arabo

LAPEDONA – Uno sgarro nel mondo della droga, una punizione spietata e cruenta con tanto di “trofeo” da esibire come monito, stile cartello messicano. È nata da qui la maxi operazione della polizia, che all’alba di ieri ha effettuato un blitz nelle campagne di Lapedona, sgominando di fatto uno dei clan di Lido Tre Archi, il clan dei tunisini. Dieci le persone indagate, sette quelle finite in carcere su ordinanza del gip del tribunale di Fermo. Tra loro anche colui che è considerato il boss del clan. È il secondo colpo che la polizia sferra al pericolosissimo clan nel giro di poco più di un mese.

 

Il blitz

Ieri mattina sono entrati in azione gli agenti della Squadra mobile, della Volanti, del reparto Anticrimine della questura, con elicottero e unità cinofila. Hanno passato al setaccio il casolare, considerato una delle basi del clan, perquisito ogni angolo, comprese i rottami d’auto presenti all’esterno. Sono stati sequestrati una katana, una piccola quantità di cannabis, un flacone di spray al peperoncino. E soprattutto un blocchetto di appunti, tutto scritto in arabo, ma con delle cifre, che secondo gli inquirenti potrebbero essere il rendiconto del giro di spaccio gestito dal clan. I sette arrestati hanno tra i 18 e i 30, tutti magrebini, perlopiù tunisini. Per le loro le accuse sono di sequestro di persone e tortura.

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L’operazione, infatti, nasce dopo il cruento episodio dell’11 ottobre scorso, quando un tunisino di 20 anni era stato sequestrato e seviziato dal clan, per uno sgarro. Il giovane stava per essere esibito a Lido Tre Archi, quando la polizia ha intercettato il commando. Mettendo in fuga gli aguzzini e salvando, di fatto, il 20enne. Ma bisogna fare un ulteriore passo indietro per inquadrare ancora meglio la vicenda. A creare il caos nel clan, da anni in lotta con l’altro clan rivale, cosiddetto degli albanesi, era stata un’altra operazione della polizia, l’operazione Cerbero.

Era il 18 settembre scorso quando un’ottantina di agenti erano entrati in azione a Porto Sant’Elpidio, arrestando otto persone, sulle 14 misure cautelari in carcere emesse dal gip. In quell’occasione erano finiti in manette diversi colonnelli che gestivano lo spaccio lungo la costa ed era stato individuato un B&b, occupato abusivamente, come base. Proprio quell’operazione, unita alle altre precedenti, aveva creato una sorta di vuoto di potere all’interno del clan e di conseguenza una certa instabilità. Tanto che anche colui che era considerato il boss era fuggito in Spagna per qualche tempo, per poi fare ritorno. Ed in questo contesto che si inserisce lo sgarro del giovane 20enne, che evidentemente aveva provato a vendere droga senza il permesso il clan. E per questo è stato punito.




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