Sesta settimana di guerra nel Golfo, il prezzo del petrolio continua a salire
Il conflitto in Medio Oriente, entrato nella sua sesta settimana, resta al centro dell’attenzione dei mercati dopo lo stop per le festività pasquali. Il presidente degli Usa Donald Trump ha minacciato l’Iran che se non accetterà le condizioni proposte – riapertura dello Stretto di Hormuz e stop al programma nucleare – potrebbe «distruggere il Paese in una notte».
Gli investitori continuano a valutare le prospettive di un possibile allentamento delle tensioni, nonché eventuali sviluppi concreti verso la riapertura di Hormuz, con il prezzo del petrolio che continua a salire e vede il Wti orami da giorni stabilmente più alto del Brent. Ieri l’OPEC+ ha avvertito, al termine della riunione del fine settimana, che i danni alle infrastrutture energetiche legati al conflitto potrebbero avere effetti duraturi sull’offerta globale anche dopo un eventuale allentamento delle ostilità.
Mercoledì verranno pubblicate le minute dell’ultima riunione (17 e 18 marzo scorso) del comitato di politica monetaria della Fed, saranno utili per capire la posizione della banca centrale americana in pieno conflitto. Il mercato cerca segnali su come la banca centrale statunitense stia valutando l’impatto del conflitto in Medio Oriente sulla crescita, sull’inflazione e sulle aspettative relative ai tassi di interesse.
Venerdì invece Moody’s aggiornerà il suo rating sulla stabilità francese. Mentre negli Usa è atteso l’indice di fiducia redatto dall’università del Michigan per il mese di aprile, sarà il primo dall’inizio della guerra contro l’Iran.
Negli Stati Uniti, c’è attesa per il rapporto sull’indice sull’indice dei prezzi Pce, che rappresenta l’indicatore preferito dalla Fed per misurare l’inflazione di fondo nell’economia statunitense, con una spesa personale che dovrebbe crescere leggermente più velocemente, mentre la crescita dei redditi dovrebbe moderarsi.
Occhi puntati anche sull’indice dei prezzi al consumo di marzo, che dovrebbe evidenziare un forte aumento dell’inflazione trainato dall’impennata dei prezzi dell’energia legata al conflitto con l’Iran, sulla stima finale del Pil Usa del quarto trimestre mentre l’indice Pmi dei servizi Ism dovrebbe indicare un rallentamento dell’attività nel settore dei servizi.
Sul fronte macrodati oggi è attesa la pubblicazione dell’indice Pmi composito in Italia, Germania e Regno Unito. Nel pomeriggio gli ordinativi dei beni durevoli negli Usa.
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