Umbria

Servirebbe una legge nazionale, le cure palliative sono la priorità


La proposta di legge di iniziativa popolare “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito” è stata approvata dalla Terza commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria e sarà discussa in Aula nella seduta di giovedì 22 ottobre. Relatore unico sarà il consigliere Fabrizio Ricci (Avs). A favore del provvedimento si sono espressi Pd, M5S e Avs; contrari FdI e FI; UD-Pp non ha partecipato al voto.

La seduta si è aperta con l’audizione, davanti alla Commissione, della presidente della Giunta regionale Stefania Proietti, di alcuni dirigenti della Sanità e del direttore della Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti.

La presidente della Giunta ha ricostruito il quadro normativo e giurisprudenziale relativo al suicidio medicalmente assistito, al concetto di “area di non punibilità” e ai margini di intervento per il legislatore regionale. Ribadendo che le Regioni, in assenza di una normativa nazionale che rappresenterebbe “l’esito normativo più appropriato”, possono soltanto regolamentare l’organizzazione della presa in carico, individuare le strutture coinvolte e le modalità di presentazione della richiesta, attivare la verifica delle condizioni, definire i flussi informativi e la documentazione necessaria: una normativa di dettaglio, quindi, per le persone che si trovano nelle condizioni individuate dalle sentenze della Consulta.

Proietti ha poi evidenziato che “si tratta di questioni di importanza assoluta, che non andrebbero affrontate a livello regionale. Bisognerebbe avere il coraggio di adottare una disciplina statale organica. Sarebbe inoltre stato più opportuno un atto regolamentare piuttosto che una legge regionale”. La presidente ha chiesto di definire meglio la fattispecie della mancata indicazione del medico di fiducia e della sua sostituzione con un medico anestesista del servizio sanitario regionale, sottolineando che la Regione non potrebbe imporre termini che comprimano i tempi degli approfondimenti clinici.

“Ben vengano – ha concluso Proietti – le leggi di iniziativa popolare, ma su un tema come questo si crea una grande complessità. Le cure palliative sono il presupposto di tutto anche se ancora risultano carenti: nella Dgr n. 76 di gennaio 2026 abbiamo programmato di arrivare a una copertura del 90% nel 2028, con un incremento graduale già da quest’anno. Penso che la nostra priorità siano le cure palliative, i posti di hospice e la garanzia di un’assistenza adeguata”.

I dirigenti della Giunta e il direttore della Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti, sono intervenuti per chiarire che lo stanziamento previsto (5mila euro) appare verosimile, essendo limitato a farmaco e dispositivi. Le altre spese, relative alla presa in carico, alle cure palliative e all’assistenza, rientrerebbero infatti nei Lea e non richiederebbero finanziamenti specifici. Nella relazione tecnica che la Giunta predisporrà – è stato annunciato – verranno chiariti i punti relativi a: disponibilità di apparecchiature per l’autosomministrazione; previsione di medici del servizio sanitario in assenza di un medico di fiducia; potenziamento delle cure palliative, che devono intervenire prima della scelta del fine vita.

Eleonora Pace (FdI): “La relazione della presidente affronta gli stessi temi tecnici e morali che avevamo tentato di sottoporre alla maggioranza. Anche noi riteniamo necessaria una normativa nazionale che possa evitare molteplici interventi regionali. Rispetto ai costi, la stima attuale di 5mila euro non ci sembra congrua. Sull’obiezione di coscienza non è stata fatta alcuna riflessione. Permangono molti punti da chiarire su un tema che riguarda le sensibilità personali più che le posizioni politiche. Non dobbiamo generare false aspettative e dobbiamo svolgere tutti gli approfondimenti tecnici e giuridici necessari”.

Laura Pernazza (FI): “Condividiamo l’appello alle cure palliative lanciato dalla presidente. Durante l’audizione di settembre è emerso che il desiderio del fine vita è reattivo, fluttuante e non definitivo. I due terzi dei pazienti non ha accesso alle cure palliative, che invece farebbero calare le richieste di suicidio assistito. La Regione non deve arrendersi alle sue carenze normando il fine vita, deve piuttosto implementare i servizi e le cure offerti a coloro che soffrono. La Regione si espone a critiche di darwinismo sociale. Anche alla luce delle osservazioni del senatore Zaffini sulla mancanza di strumenti per la somministrazione del farmaco, riteniamo non necessario arrivare per primi in questo ambito mentre sarebbe preferibile implementare le cure palliative. Accogliamo il dubbio della presidente sulla necessità di una legge e anche sulla quantificazione del finanziamento necessario”.

Fabrizio Ricci (Avs): “Grave la mancanza di una normativa nazionale, che il Governo Meloni non è riuscito ad approvare. Le leggi che diverse Regioni hanno approvato servono a tamponare questo vulnus ed a regolamentare i passaggi organizzativi di una procedura sanitaria che è già legittima. Non si tratta di piantare bandierine ma di affrontare un argomento molto serio e che merita il massimo rispetto. Fine vita e cure palliative non sono in contrasto e la mozione di maggioranza che abbiamo presentato lo dimostra. Se si ritiene che 5mila euro siano pochi la norma finanziaria può essere incrementata. La spinta popolare ha portato all’attenzione della Commissione e del Consiglio un argomento che una parte della società ritiene importante, come dimostrano le firme raccolte”.

Maria Grazia Proietti (Pd): “I medici palliativisti svolgono un lavoro encomiabile. Non c’è un nesso tra il fine vita e le cure palliative, che ci sono e sono presenti. Nessun medico palliativista ha ridotto la propria presenza spingendo i pazienti verso il fine vita”.

Donatella Tesei (Lega): “Abbiamo una grande responsabilità nell’affrontare questo argomento. Sono evidentemente necessari ulteriori approfondimenti, come richiesto anche dalla presidente Proietti”.

“Esprimiamo soddisfazione per l’esito della Terza commissione di ieri, durante la quale la proposta di legge sul ‘fine vita’ è stata approvata e ora approderà nella seduta dell’Assemblea legislativa, convocata per giovedì 22 ottobre. L’Umbria è una regione da sempre antesignana nell’applicazione dei diritti di tutte e di tutti, per questo non poteva permettersi di restare indietro di fronte all’appello del nutrito popolo che ha sottoscritto la proposta di legge ‘Liberi subito’ sul suicidio medicalmente assistito. Una forma di autodeterminazione già attuata in Regioni di diverso orientamento politico e che viene colpevolmente bloccata dal Parlamento nazionale”.

“Oggi siamo chiamati a scrivere una pagina di buona politica e a dare quelle risposte che i quasi 5mila sottoscrittori della proposta attendono. Con il nostro impegno e l’approvazione in Aula, vogliamo anche rendere onore all’esempio di una donna come Laura Santi, che ha trasformato una sofferenza privata in una battaglia collettiva, arrivando a bucare il muro di silenzio e dell’ipocrisia che troppo spesso si erge intorno a questi temi. In vista del dibattito che si svolgerà in Aula, vogliamo anche esprimere un augurio, ovvero che questo provvedimento possa incontrare la più ampia convergenza possibile, perché i diritti non sono appannaggio di qualcuno, ma di tutti e per tutti. In Parlamento il centro destra, su questi temi, non è monolitico, e auspichiamo che, anche in Umbria, si possa andare verso un voto di coscienza piuttosto che una contrapposizione sterile e ideologica. Vogliamo scrivere una pagina di buona politica, di coraggio e di civiltà per dare risposte a chi soffre, nel rispetto delle sensibilità di tutti, ma anche nel rispetto e nei paletti dettati della Corte costituzionale”.

Così in una nota i segretari e coordinatori regionali del Partito democratico, del Movimento cinque stelle e di Avs dell’Umbria.

“L’approvazione in Commissione della proposta di legge di iniziativa popolare ‘Liberi Subito’, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, rappresenta un passaggio fondamentale per la tutela dei diritti delle persone malate in Umbria, nel solco della battaglia pubblica iniziata da Laura Santi”, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “Il testo approvato recepisce gran parte delle proposte da noi avanzate in fase di esame tecnico degli emendamenti e, nel complesso, può essere considerato un buon testo. In vista del dibattito in aula, chiediamo però al Consiglio regionale di intervenire in particolare su due punti. Innanzitutto chiediamo di eliminare il riferimento discriminatorio alla fase ‘terminale’ della vita, che precluderebbe a molte persone malate la possibilità di chiedere di poter essere aiutate a morire, aggiungendo un ulteriore requisito non previsto dalla Corte costituzionale. Inoltre, chiediamo che vengano fissate scadenze precise per la convocazione della commissione medica (5 giorni) e per la trasmissione della relazione finale al paziente (2 giorni), per evitare il ripetersi di situazioni come quella di Laura, che ha atteso oltre due anni e otto mesi per veder rispettata la propria volontà”.

“Abbiamo fiducia che le persone componenti del Consiglio regionale dell’Umbria non vorranno perdere questa occasione storica per schierarsi dalla parte di chi vuole esercitare il proprio diritto, già in vigore in Italia, ad essere aiutato a decidere sul proprio corpo, sul proprio dolore e sulla propria vita, senza dover subire come una tortura delle scelte imposte da altri”.

L’Associazione sarà presente giovedì 22 ottobre a Palazzo Cesaroni con un presidio a partire dalle ore 9.15, con Stefano Massoli, marito di Laura Santi, i membri del Comitato promotore “Liberi Subito” e delle Cellule Coscioni umbre. Sarà presente alla discussione in Aula anche Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.


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