Società

Sergio Mattarella: «La Costituzione riconosce valore civico al risparmio», ma oggi solo 4 italiani su 10 riescono ad accantonare

Il risparmio non è solo una questione di portafogli, ma anche, come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di valore civico e coesione nazionale.

Nel giorno in cui l’Acri, in collaborazione con Ipsos, presenta la sua nuova indagine in occasione della 101ª Giornata Mondiale del Risparmio, segnalando il calo della capacità delle famiglie di accantonare, Sergio Mattarella ricorda che «la Costituzione riconosce un alto valore civico al risparmio» e che la tutela di questo bene «si esprime anzitutto nella sua salvaguardia, azione cui devono guardare istituzioni e ordinamenti».

Un appello che arriva in un momento tutt’altro che sereno per le famiglie italiane. Secondo la ricerca Acri-Ipsos, nel 2025 la propensione psicologica a risparmiare si rafforza e «cresce l’ansia da mancanza di risparmio», ma la capacità reale di farlo «si riduce»: più famiglie, infatti, consumano tutto il reddito o attingono ai risparmi.

Il risultato è il peggior dato dal 2018: solo il 41% delle famiglie riesce oggi a risparmiare, contro il 46% dello scorso anno. E le aspettative non sono ottimistiche: per i prossimi dodici mesi si prevede «un’ulteriore compressione della capacità di risparmio».

Più della metà delle famiglie, il 57%, dichiara «un tenore di vita peggiorato o difficoltà economiche», mentre solo il 43% parla di stabilità o miglioramento. Guardando ai prossimi tre anni, il 38% si dice ottimista, il 39% non prevede cambiamenti, e il 16% è seriamente preoccupato.

Il pessimismo è ancora più marcato quando lo sguardo si sposta sul Paese: il 53% non crede in un miglioramento dell’Italia, mentre appena il 19% si dice fiducioso. Ma l’orizzonte si fa meno cupo se si parla del proprio territorio: i pessimisti scendono al 28%, e gli ottimisti salgono al 26%. Il calo di fiducia è generale: le aspettative sull’economia europea e mondiale peggiorano ulteriormente rispetto al 2024.

Nel suo messaggio, Mattarella indica la direzione da seguire: «Tutelare il risparmio significa favorirne impieghi che ne accrescano il valore, creando condizioni affinché possa agire da leva fondamentale dell’economia». Il risparmio, aggiunge, deve essere «una risorsa che espanda il benessere personale e collettivo, proiettando questo patrimonio sulle generazioni future». Un principio che riguarda anche la moneta unica: «La stessa moneta dell’Euro ha avuto come matrice lo scopo di preservare e rafforzare in maniera più efficace il risparmio dei cittadini europei e il loro potere d’acquisto», sottolinea.

Eppure, secondo l’indagine Acri, l’euro non gode di ottima salute nella percezione degli italiani. A oltre vent’anni dalla sua introduzione, il 65% si dichiara insoddisfatto (contro il 60% nel 2024). Le opinioni più negative si concentrano «tra gli adulti, i residenti nel Sud e coloro con un’istruzione inferiore». Solo il 45% ritiene oggi che la moneta unica sarà un vantaggio per l’Italia nei prossimi vent’anni (era il 50% un anno fa), mentre cresce la quota dei pessimisti, dal 37% al 41%. Restano più favorevoli i giovani tra i 18 e i 30 anni, i residenti nel Nord Est, i laureati e le classi direttive.


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