Sequestro di Cannabis Light a Bolzano
Sei agenti della questura si sono presentati questa mattina nel negozio The Green Goat Hemp di via Cappuccini a Bolzano procedendo al sequestro di prodotti dal valore di circa 2.000 euro tra infiorescenze e derivati a base di CBD. Il titolare dell’attività, Patrik Seppi, è stato denunciato per spaccio di sostanze stupefacenti ai sensi dell’articolo 73 del DPR 309/1990, il Testo unico sulle droghe. Seppi ha già annunciato che si difenderà nelle sedi opportune, assistito dal legale Luca Migliucci. Il sequestro rientra in una serie di controlli che, nelle ultime settimane, stanno interessando numerosi esercizi commerciali legati al settore della cosiddetta cannabis light. Secondo quanto riferito, nel punto vendita bolzanino sono state ritirate dal commercio infiorescenze e prodotti derivati dalla canapa industriale, materiale che ora sarà sottoposto alle analisi di laboratorio previste dalla procedura.
Il titolare del negozio respinge con decisione l’accusa di illegalità e rivendica la correttezza del proprio operato. «Il mio negozio è assolutamente legale e con queste misure ci stanno creando dei problemi enormi” dichiara Patrik Seppi. “Ovviamente mi aspettavo questo sequestro e avevo già preparato tutto il materiale da consegnare ai poliziotti. È chiaro che il danno economico è rilevante, anche e soprattutto per il procedimento legale che dovrò affrontare. L’attività rimane aperta e mai quanto adesso abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti».

Il caso di via Cappuccini si inserisce in un contesto molto più ampio e controverso, che sta attraversando l’intera filiera della canapa legale in Italia. Nelle ultime settimane sarebbero state diverse le operazioni di sequestro condotte dalle forze dell’ordine in diverse città della penisola, con indagini a carico dei titolari dei negozi e il ritiro di grandi quantità di merce. Dal punto di vista di alcuni commercianti si tratta di un paradosso: prodotti derivati da canapa industriale a basso tenore di THC, coltivata in conformità alla legge 242 del 2016, vengono oggi trattati come sostanze stupefacenti nonostante, in molti casi, risultino privi di effetti droganti misurabili alle analisi di laboratorio.
Sul piano giuridico, il tema resta complesso e controverso. La legge 242 del 2016 ha introdotto e regolamentato la coltivazione della canapa industriale con un contenuto di THC non superiore allo 0,2 per cento, promuovendone l’uso in ambito agricolo e industriale. Tuttavia, la normativa non era stata concepita per autorizzare esplicitamente la vendita al dettaglio delle infiorescenze destinate al consumo finale. Dall’altro lato, il Testo unico sugli stupefacenti continua a includere la cannabis e i suoi derivati tra le sostanze penalmente rilevanti, senza distinguere in modo netto tra canapa a basso e alto contenuto di THC. Negli anni, la giurisprudenza ha più volte affrontato il tema, affermando la necessità di valutazioni caso per caso basate su accertamenti tecnico-scientifici per stabilire se i prodotti abbiano o meno efficacia drogante.
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuto il recente decreto-legge 48 del 2025, il cosiddetto Decreto Sicurezza, che all’articolo 18 ha introdotto una stretta sulla commercializzazione delle infiorescenze di canapa, equiparandole di fatto alle sostanze stupefacenti. Una norma che ha innescato una nuova fase di controlli e sequestri.
È dentro questo scenario, segnato da conflitti normativi, interpretazioni divergenti e procedimenti ancora in corso, che si colloca anche quanto accaduto oggi a Bolzano. La vicenda della Green Goat Hemp di via Cappuccini diventa così un caso locale emblematico di uno scontro nazionale ancora aperto, in cui a confrontarsi sono esigenze di controllo, tutela della legalità, libertà d’impresa e una filiera economica che chiede certezze normative. Saranno ora le analisi e, eventualmente, i tribunali a stabilire se i prodotti sequestrati rientrino o meno nell’ambito penale, mentre il dibattito sulla cannabis light continua a dividere istituzioni, operatori e opinione pubblica.
✍️ Alan Conti




