Lazio

sequestrato il “tesoro” dei Senese e l’ex braccio destro di Piscitelli

Non basta il carcere per spezzare il legame tra la criminalità organizzata e il controllo del territorio romano; bisogna colpire dove fa più male: il portafoglio.

Con un’operazione chirurgica, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha congelato beni per un valore superiore al milione di euro.

Tra i destinatari del provvedimento spiccano nomi che pesano come macigni nell’organigramma della mala capitolina: Angelo Senese, fratello dello storico boss Michele detto “O’ Pazz”, ed Ettore Abramo, meglio noto come “Pluto”, un tempo braccio destro di Fabrizio Piscitelli, il “Diabolik” ucciso al Parco degli Acquedotti.

La strategia della “confisca allargata”

L’intervento è il naturale proseguimento dell’inchiesta che il 5 dicembre 2025 portò all’arresto di 14 persone. Le accuse di allora erano un compendio di ferocia criminale: tentato omicidio, estorsioni, traffico di droga e sequestri di persona, il tutto aggravato dal metodo mafioso.

Oggi, quella stessa indagine si è evoluta sul piano economico-finanziario. Grazie alla cosiddetta “confisca allargata”, gli inquirenti hanno passato al setaccio i bilanci dei quattro indagati (attualmente detenuti) e dei rispettivi nuclei familiari, facendo emergere un abisso tra i redditi dichiarati – spesso miseri o inesistenti – e l’altissimo tenore di vita ostentato.

Rolex, auto e cassette di sicurezza

Il bilancio del sequestro racconta una passione sfrenata per il lusso, tipica dei vertici delle piazze di spaccio e del racket:

20 orologi di lusso, tra cui spiccano sette pezzi da collezione rinvenuti in una cassetta di sicurezza riconducibile a Marco Baiocchi (altro indagato), per un valore stimato di 150 mila euro;

3 auto e una moto di grossa cilindrata;

Numerosi rapporti finanziari e conti correnti, alcuni dei quali intestati alla moglie di Angelo Senese;

2 cassette di sicurezza utilizzate come forzieri per il contante e i preziosi.

Un cambio di rotta nel contrasto alle mafie

Il provvedimento della Procura di Roma conferma la linea dura adottata negli ultimi anni nella Capitale: non limitarsi a colpire il braccio armato, ma prosciugare le riserve finanziarie che permettono ai clan di mantenere il controllo sociale e pagare le spese legali o gli stipendi agli affiliati.

I beni, ora sottratti alla disponibilità della malavita, restano sotto il controllo dello Stato in attesa della confisca definitiva.

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