sequestrati 50 chili di carne avariata, chiusa una postazione
Non è bastata la pioggia di sequestri dei mesi scorsi, né i sigilli apposti a decine di banchi. Nel ventre del mercato coperto di via Principe Amedeo, all’Esquilino, la sfida alla salute pubblica continua.
L’ultimo blitz, scattato all’alba di oggi, ha portato alla luce l’ennesimo capitolo di un’inchiesta che sembra non avere fine: 50 chili di carne in decomposizione pronti per essere venduti sui banchi di uno dei rioni più popolosi e multietnici della Capitale.
Il blitz e le sanzioni
I Carabinieri della Compagnia Piazza Dante, supportati dagli ispettori della Asl Roma 1, sono entrati nell’area commerciale con un obiettivo preciso: setacciare le postazioni sospette. Il risultato è stato desolante.
In due diversi banchi, la merce esposta era già oltre la soglia della sicurezza alimentare. Per uno dei gestori è scattato il provvedimento più duro: attività sospesa e una multa da 1.000 euro che, sommate alle precedenti, delineano un quadro di sistematica violazione delle norme igieniche.
Un quartiere tra degrado e illegalità
Mentre all’interno del mercato si distruggeva il cibo “velenoso”, all’esterno le squadre dell’Ama lavoravano per restituire un barlume di decoro alle piazze che circondano la stazione Termini.
In poche ore sono stati rimossi 150 chili di rifiuti e giacigli di fortuna, testimonianza di una crisi sociale che cammina di pari passo con quella dell’illegalità commerciale.
La cronologia di una “guerra” alimentare
I numeri dell’ultimo anno raccontano di un’emergenza fuori controllo. Se oggi parliamo di 50 chili di carne, la memoria torna subito al colossale sequestro di 1.500 chili di pesce a dicembre, o ai 500 chili di merce bloccati lo scorso agosto.
Solo dieci giorni fa, un altro blitz aveva portato alla chiusura di 5 banchi con multe per oltre 42.000 euro.
Eppure, nonostante la pressione costante delle forze dell’ordine, la filiera del “fresco” all’Esquilino sembra seguire regole proprie, fatte di trasporti a cielo aperto, assenza di catena del freddo e carichi di carne che transitano sui marciapiedi in spregio a ogni protocollo.
Una battaglia per il decoro e la salute che Roma non può ancora dire di aver vinto.
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