«Senza Molo Clementino la compagnia se ne va? Parliamone»

ANCONA Il fronte del porto si muove compatto a sostegno della posizione di Msc, la compagnia di navigazione ormai in pressing su Comune e Regione perché si sblocchi l’iter per il banchinamento grandi navi al molo Clementino. Da oggi la palla è passata ufficialmente al Ministero dell’Ambiente, visto che ieri sono scaduti i termini per presentare osservazioni al progetto dell’Autorità portuale ed ora bisognerà attendere 45 giorni perché il dicastero pronunci il suo verdetto definitivo.
I toni
«Io credo che la fretta di Msc sia dettata dalla necessità di programmare i propri traffici, non che si tratti di un pressing» cerca di smorzare i toni Alberto Rossi, patron di Fritelli Maritime Group. Lo fa all’indomani della risposta del sindaco Silvetti – da sempre contrario all’opera – alla compagnia, che sulle pagine del Corriere aveva minacciato di portare via tutte le crociere ad Ancona se non si fosse arrivati al verdetto favorevole sull’hub crociere al porto antico. Per Rossi, «il porto di Ancona non deve perdere le crociere» ma «i grandi armatori stanno costruendo navi di grandi dimensioni e c’è bisogno di una infrastruttura che le ospiti». Per Msc, senza molo Clementino, con la sua banchina da 350 metri, le infrastrutture dello scalo dorico diventeranno troppo piccole per gestire i traffici non di domani, ma già del presente.
Il nodo
Silvetti aveva chiarito al Corriere che non intende farsi influenzare da questi ricatti, ma per Guido Giambuzzi, Agenzia Amatori, «non si tratta di ricatti, ma il tema è quello del gigantismo navale». Giambuzzi lo dice chiaramente: «Io sono favorevole al banchinamento, è un’opportunità per Ancona». «Portano persone, visibilità e potenziale economico, esattamente come fanno gli aeroporti e le compagnie aeree. Eppure, su queste ultime non vedo lo stesso livello di protesta. Come mai?» si domanda Andrea Morandi del Gruppo Morandi. Riassume in poche parole, ma molto dure, il dibattito sviluppato finora. «Sento molte opinioni, ma poche basate su fatti reali» dice. Perché «troppo spesso assistiamo a prese di posizione di chi si improvvisa esperto di medicina, logistica o normativa portuale senza averne titolo e questo non fa crescere la città».
Gli va dietro Alberto Rossi: «Il rischio è che si parlino due lingue diverse, quella della politica e quella dei tecnici». E che in questa incomunicabilità, si prendano decisioni avventate. «Msc rappresenta un valore per Ancona» ricorda Rossi, auspicando «che ci si sieda a un tavolo per trovare una soluzione». «Con questo progetto, che cosa andiamo a rovinare? Gli spazi saranno valorizzati dalla presenza di migliaia di persone» rilancia Giambuzzi. «Tanti contrari non hanno nemmeno chiaro dove sorgerà la nuova banchina. Non sarà davanti all’Arco di Traiano, ma lato Fincantieri, in un’area dove già oggi si costruiscono navi analoghe a quelle che si vorrebbero accogliere. Cosa cambia davvero?» riflette Morandi. Oltretutto, «parleremmo di navi di ultima generazione, che hanno un’attenzione maniacale all’ambiente» rimarca Rossi. «La verità – affonda Morandi – è che ad Ancona si parla troppo spesso a sproposito. E nel frattempo si rischia di perdere occasioni importanti». Conclude: «Il porto antico è sempre stato vivo. Non stiamo snaturando nulla, stiamo semplicemente continuando una vocazione naturale della città».




