Puglia

Sento ancora il boato dei tifosi

La nostalgica rubrica “Biancorossi per sempre” dedica il suo sedicesimo capitolo a uno degli alfieri del memorabile e spettacolare ‘Bari dei baresi’ di Catuzzi: Gigi De Rosa. Nato a Bari l’8 luglio 1962, è cresciuto nel Bari sino a diventare un punto fermo del reparto offensivo biancorosso, collezionando 86 presenze e 3 gol dal 1979 al 1984. Cresciuto come punta, dotato di buona tecnica, nel Bari ha giocato come ala d’attacco e mezza punta. Oggi, 63enne, è responsabile della scuola calcio ufficiale del Cosenza, club di cui è una bandiera ed è inserito nella ‘hall of fame’ come uno dei giocatori più forti della storia rossoblu.

Gigi, dove ha iniziato a tirare i primi calci al pallone?

“Per strada. Ricordo le infinite partite vicino al porto e sotto il Castello. Ho abitato in via Ravanas fino ai sette anni, prima di spostarmi al San Paolo”.

Quando è entrato a far parte del Bari?

“A nove anni. Proprio durante una partita per strada con gli amici, un osservatore del Bari, che abitava vicino casa, mi vide giocare e mi portò in biancorosso. Ricordo che rimase affascinato dalla mia tecnica: ho sempre giocato per la squadra, ma quando c’era bisogno mi piaceva arrivare in porta con la palla dribblando tutti”.

Difatti, le cronache baresi dell’epoca lo hanno definito “il piccolo Maradona”.

“Fu un soprannome che mi hanno dato i tifosi. Dribblavo in modo fantasioso, e segnavo spesso da fuori area e su calcio di punizione; in più avevo i capelli ricci e scuri un po’ come lui”.

Maradona, poi, lo ha incontrato davvero come avversario sul campo.

“Quando ho giocato nel Pescara e nel Cosenza, ci siamo sfidati più volte. Era eccezionale, anche sotto l’aspetto umano. Gli chiesi la maglia e me la promise per la gara di ritorno, ma si infortunò e non fu convocato. Gianfranco Zola, che indossava la numero 10, a fine gara entrò nello spogliatoio e me la consegnò, dicendomi che fosse un regalo di Diego”.

Il suo sogno da bambino?

“Il calcio è sempre stato il mio sogno, ma avrei voluto fare anche l’astronauta. Indossare la maglia del Bari è quello che ho sempre desiderato”.

Com è stato il suo rapporto con i Matarrese?

“Bellissimo. Antonio e Vincenzo ci facevano sentire in famiglia. Quando arrivò Matarrese cambiarono molte cose in società, a partire dalla costruzione di un settore giovanile importante. Nelle giovanili ci mettevano a disposizione anche le scarpe, a differenza della gestione De Palo”.

Con la Primavera ha vinto la storica Coppa Italia.

“Ero il capitano e capocannoniere di quella squadra eccezionale. Fu un’emozione unica. Catuzzi ci aveva plasmati bene, ma noi eravamo davvero forti. Gli avversari restavano stupiti, e in finale, anche grazie a un mio gol, battemmo il Milan”.

Ricorda l’esordio?

“Sì, a diciassette anni, al Della Vittoria contro il Palermo (1 giugno 1980, ndr). Pioveva, e Renna mi fece giocare tutta la gara. All’epoca non era facile per un giovanissimo esordire in B. A fine partita ricordo gli applausi e che fui accerchiato dai giornalisti”.

La sua stagione più bella in biancorosso?

“Quella con Catuzzi del 1981-82. Abbiamo dominato il campionato di B sotto ogni aspetto, ma la sfortuna, qualche errore arbitrale e, forse, un po’ di ingenuità dovuta alla nostra giovinezza, ci hanno impedito di ottenere la A. Ma per me quel campionato è una vittoria: il Bari di Catuzzi ha stravinto”.

Ricorda il primo gol da professionista?

“Nel 3-3 a Verona: un colpo di testa in tuffo. Quando tornai a casa, amici e parenti mi accolsero in trionfo”.

Il suo gol più bello con la maglia del Bari?

“Il pallonetto a Rimini, in uno stadio con migliaia di baresi. Che emozione festeggiare il gol con loro: quel boato lo sento ancora oggi, dopo più di quarant’anni. Ma anche il gol che regalò la vittoria contro il Lecce al Della Vittoria: calciai e la palla andò in rete con deviazione del difensore leccese Progna, e il gol fu classificato come autogol. Mi esaltavo molto quando sentivo odore di derby”.

Ha giocato le due stagioni più entusiasmanti della storia biancorossa, tra record in Coppa Italia e zona totale. A quale delle due è più legato?

“Entrambe sono state importanti. Abbiamo fatto parlare l’Italia intera. Quando arrivammo in semifinale di Coppa Italia, non ci credevamo nemmeno noi. Sembrava un sogno. Fu una sensazione magica, in città non si parlava d’altro. Ma il Bari dei baresi fu qualcosa di inarrivabile, perché siamo stati letteralmente spettacolari: sembravamo catapultati negli anni duemila, e Catuzzi era la nostra macchina del tempo”.

Un aneddoto particolare?

“In un Bari-Juventus dribblai sulla fascia Cabrini, che scivolò sul terreno, e Furino, il quale, contrariato per averlo dribblato in più occasioni, mi fece un brutto fallo. Avevo la maglia numero 10 e faceva un freddo da neve”.

Mi racconti un aneddoto extra calcio vissuto a Bari.

“Al mio primo anno di contratto con il Bari, comprai la mia prima auto, una Charlestone bordeaux. Andai in discoteca a Bitonto, e me la rubarono. Dopo 10 minuti, capendo forse dai documenti che fosse la mia, me la fecero ritrovare e al suo interno trovai un biglietto con scritto: “Scusa Gigi, domenica fai gol!””.

Bolchi o Catuzzi?

“Catuzzi è stato il mio maestro. Devo tutto a lui. Anche mister Bolchi è stato importante, quando mi laureai allenatore a Coverciano, mi inviò una lettera in cui si complimentava e diceva che ne era fiero”.

Nell’estate del 1984, con il Bari appena promosso in B, passò al Pescara. Perché?

“Bolchi voleva che restassi, ma mi chiamò Catuzzi, il quale era passato al Pescara in B, e non potevo dirgli di no”.

Ha un rimpianto?

“Quando ero nel Bari, mi cercarono Roma e Juventus, per dirne due. Ma mi ha penalizzato il mio carattere riservato. Ma il calcio mi ha dato tanto, e sono soddisfatto così. Sono uno dei calciatori con poi presenze nella storia della serie B. Devo la mia vita calcistica al Bari e a Bari”.

Segue il Bari?

“Sì. Purtroppo non è un buon periodo, ma ha i mezzi per fare bene. Mi auguro ritorni a essere protagonista. Bari è nel mio cuore”.

Cosa fa oggi?

“Lavoro con i giovani della scuola calcio del Cosenza”




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