Senso, storia e gusto tra le Ande del Perù
La luce delle prime ore del mattino illumina la maestosa Plaza de Armas, il cuore di Arequipa, una sfilata di basse case in stile coloniale con spesse mura in sillar (tufo vulcanico chiaro). Il candore della Cattedrale contrasta con il rosso, il giallo e l’arancio degli abiti tradizioni delle donne che vi sostano in compagnia dei loro baby Alpaca. Dal terrazzo del Cirqa, un delizioso boutique hotel costruito dove c’era un monastero del XVI secolo, appare maestosa (5821m) la cima innevata del vulcano El Misti. E’ lui a ricordarci che siamo in Perù ai piedi della Cordigliera vulcanica delle Ande. Quel luogo, sapientemente recuperato da Andean, brand a conduzione familiare nato per celebrare l’eredità e l’anima più autentica della cultura andina, in un’oasi di quiete, rende omaggio al patrimonio architettonico di una città orgogliosa della sua cultura e della sua bellezza (Patrimonio Unesco dal 2000). Il riutilizzo adattivo della struttura originale riduce al minimo l’impatto ambientale:materiali e manodopera provengono da fonti locali, ove possibile, tra cui pietra, legno, gesso, tessuti e finiture decorative. La struttura collabora attivamente con agricoltori, viticoltori e artigiani della regione, promuovendo un approccio circolare all’approvvigionamento e celebrando le comunità creative e agricole di Arequipa.
Ma per ben capire quest’angolo di mondo è alle fondamenta che si deve andare: l’ex convento sorge su un insediamento Inca i quali lo vollero lì per ben osservare quel vulcano che come i vicini Chachani e Pichu Pichu li proteggevano. Nel 1532 l’arrivo dei conquistadores cambiò il destino di queste terre ma usi, tradizioni e credenze Inca le pervadono ancora, creando un caledoscopio di sacro e profano in cui la spiritualità delle civiltà andine si fonde alla fede cattolica.
Verso Cuzco
Il vero senso di un viaggio che va da Arequipa a Cuzco, l’antichissima capitale Inca, fino a Macchiu Picciu, mistica cittadella a 2.492 metri di altitudine dove è la natura ad impossessarsi di uno dei siti archeologici più potenti al mondo, lo si coglie se si lo si esplora attivamente: immergendosi nel paesaggio, assaporando cibi, facendo esperienze lungo il percorso per imparare storie locali come quelle che si apprendono ai margini del lago Titikaka oppure nella Valle Sacra, tornando poi a casa trasformati. Si direbbe sariri in Aymara, lingua andina. Il tutto a un ritmo lento come quello sull’Andean Explorer di Belmond, un treno delle meraviglie (20 carrozze e 35 cabine private, ciascuna con bagno privato) che percorre 700 chilometri sul tratto a maggiore altitudine del mondo, attraversando in tre giorni e due notti enormi e altrimenti inaccessibili zone del paese. A bordo il sariri è saldamente in Perù. Con gli occhi fuori dal finestrino in un solo sguardo abbraccia l’incredibile distesa di vulcani, mentre le guide raccontano della vita negli immensi spazi della Riserva nazionale de Salinas y Aguada Blanca a 4mila metri, dove tra distese di pampa c’è il regno della vicuña selvatica, animale protetto pregiato per la finissima lana, tosato solo sulla schiena una volta ogni due anni da abili mani. Gli Inca consideravano i tessuti più di una semplice decorazione. Usavano lana di alpaca, lama e vigogna per creare tessuti preziosi come l’oro. Ogni filo, colore e forma aveva un significato. Ad esempio, il rosso poteva simboleggiare il potere. Una scacchiera poteva indicare il rango di un guerriero.
Tappa al Lago Titicaca
Il passaggio dal sito archeologico Sumbay Caves ci ricorda che qui l’uomo è arrivato più di 6mila anni fa. E’ uno dei 5.000 siti archeologici del Paese come quello di Raqchi che regala un vero e proprio viaggio nella storia. I sensi restano al centro del viaggio: nella carozza Spa Picaflor (nome in onore del Colibrì locale) mani esperte celebrano rituali andini mentre nella carrozza ristorante, al Muña ( nome un’erba lenitiva), si servono piatti dove si dissolvono i profumi delle erbe primordiali, della terra ai bordi delle Ande. Come il delizioso Cevice con il Mais Blanco del Cuzco una delle oltre 50 diverse varietà di mais, un’ incredibile biodiversità risultato di oltre 7 mila anni di storia e coltivazioni in un paese che vanta altri primati: 4mila varietà di patate , 500 tipi di peperoncino, e poi tuberi ed erbe amazzoniche. L’alba a Puno regala una vista sul Lago Titicaca, il più grande lago navigabile del pianeta, e dove le comunità sull’ isole degli Uros ci raccontano di una vita primordiale ancora possibile su piattaforme galleggianti costruite con canne palustri. Il vero gioiello è però Taquile, un’isola di rocce e campi terrazzati, abitata da 10 mila anni e coltivata a patate, mais, fagioli e quinoa. Le guide Belmond aiutano a scoprirne il segreto: una spiaggia bellissima dove poter fare il bagno e dove si racconta che proprio da qui sorse Viracocha, divinità barbuta dei Tiwanaco e degli Inca, il “Maestro del mondo” Dio dell’impero del sole, insomma dove tutto ebbe inizio. La verità è che qui c’erano le più grandi miniere d’oro che resero gli Inca padroni del sud America ma anche decretarono la loro fine. Il tratto in treno che va da Puno e Custo è una fusione fluida di paesaggi, cultura e tranquillità. Non è solo viaggiare tra due città, è una giornata intera per immergersi ancora nello spirito di quegli altopiani con la musica dal vivo e i piatti prelibati che raccontano ancora una volta un paese che è, grazie alle sue tradizioni e alla sua grande varietà di materie prime agricole, una meta gourmet per eccellenza.
Sacro e profano
A Cuzco, sosta necessaria prima di ripartire ancora una volta in treno per Machu Piccu, gli Inca costruirono una città a forma di puma (che insieme a condor e serpente, formano la trilogia sacra degli Inca, rappresentando rispettivamente il mondo superiore il mondo dei morti e il mondo terreno), rannicchiata in una valle a 3400 metri d’altezza. Terrazzarono i monti e calcolarono le stelle, conquistarono i regni dalla Colombia al Cile diventando la civiltà sovrana delle Ande. Il centro della città sorge sul sito dell’antica piazza inca ed è contornata da spettacolari chiese e boutique eleganti dove comprare maglioni pregiati. Lungo la Calle Siete Culebras, le pareti sono scolpite con immagini di serpenti che si dice evochino una delle creature sacre degli Inca, l’Amaru. La via corre tra due hotel Belmond ospitati anch’essi in luoghi dove sorgevano palazzi Quechua, in cui sacro e profano all’unisono raccontano la storia del Paese: Monasterio sorge dove un tempo c’era il palazzo, Amaru Cancha, del capo inca Huayna Capac. Nel sedicesimo secolo, gli spagnoli vi costruirono sopra le sue fondamenta per edificare il Seminario San Antonio Abad, dove futuri sacerdoti si formarono per quasi tre secoli. Successivamente, il monastero divenne un’università. Oggi ospita una delle collezioni più importanti degli artisti dei secoli XVII e XVIII conosciuti come la Escuela Cusqueña. Il secondo hotel, Palacio Nazarenas, dove restauri meticolosi di splendidi affreschi mostrano le scene della vita quotidiana del XVIII secolo, divenne un seminario gesuita e nel XVIII secolo convento delle Nazarenas per donne indigene che non potevano prendere i voti per il loro status sociale, ma vivevano come monache. Tracce di quell’epoca le si ritrovano nel portello di legno girevole del muro, dove le donne, impedite ad avere contatti con il mondo esterno, vendevano i loro dolci. La diffusa clausura nella società spagnola coloniale era all’epoca un simbolo di prestigio sociale. Ecco perché il territorio è disseminato di monasteri: bellissimo il Santa Catalina ad Arequipa dove ancora vivono le suore domenicane di clausura. All’interno si trovano giardini e fontane in stile spagnolo, fra chiostri dai colori brillanti e celle con pianoforte e forni dove un tempo abitavano le novizie.
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