Salute

Semaglutide, l’FDA ammonisce la Novo Nordisk per la mancata segnalazione di casi di morte e suicidi tra gli eventi avversi

In una lettera del 5 marzo, l’agenzia statunitense del farmaco ammonisce la Novo Nordisk – l’azienda produttrice dei noti medicinali contro diabete e obesità a base di semaglutide – per la mancata segnalazione, tra gli effetti avversi, di casi di morte e suicidi.

Violazione delle procedure

La lettera, che fa seguito a un’ispezione avvenuta a inizio 2025 nella sede americana della Novo Nordisk e a una risposta aziendale ritenuta “inadeguata” dall’agenzia, parla di un “Mancato sviluppo di procedure scritte per la sorveglianza, ricezione, valutazione e segnalazione di eventi farmacologici avversi post-marketing”. In sostanza, secondo la FDA il colosso farmaceutico danese non avrebbe seguito le procedure appropriate nel segnalare un legame con la depressione in un caso di suicidio e tre morti fra i pazienti che assumevano semaglutide (imputabile, tra l’altro, alla mancanza di un mancato numero di identificazione del paziente deceduto). È bene precisare che la FDA non rileva un collegamento diretto tra la semaglutide e gli effetti avversi segnalati – legame che di fatto non emerge né da ampi trial né dalla sorveglianza. Le rimprovera piuttosto di aver violato le corrette procedure non effettuando i follow-up necessari dopo un decesso, e di aver omesso di segnalare le reazioni avverse potenzialmente legate all’assunzione dei medicinali entro il termine richiesto di 15 giorni.

Novo Nordisk ha assicurato di voler ottemperare alle richieste in modo rapido e completo. Ma intanto, come interpretare questi dati? Se, da parte loro, i social buttano acriticamente benzina sul fuoco, collegando Ozempic a decessi sotto i 50 anni, gli esperti sono di tutt’altro parere. È il caso del prof. Roberto Trevisan, docente di endocrinologia presso l’Università Bicocca di Milano e direttore del centro ricerche dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove si effettuano molti trial internazionali dedicati proprio all’uso di Ozempic e affini – o meglio, fa presente l’esperto, “di semaglutide, il principio attivo di Ozempic, studiato specificamente per il diabete al dosaggio di 1mg, e Wegovy, destinato agli obesi al dosaggio massimo di 2.4 mg alla settimana”.

Rischi rari

“I pazienti – diabetici e obesi – che assumono questi farmaci sono ad alto rischio. Hanno infatti, rispetto alla normale popolazione, un rischio doppio di infarto, morte improvvisa e ictus”. Nel mondo vengono trattate milioni di persone, è quindi possibile che si verifichino casi non emersi nei trial ma solo dopo la vendita – casi comunque non attribuibili automaticamente al farmaco. “ I trials effettuati su diabetici e su obesi non diabetici, tutti con elevato rischio cardiovascolare, hanno dimostrato che semaglutide è in grado di ridurre significativamente il rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare. È per questi risultati che questa terapia è importante nelle persone diabetiche”, fa presente il prof. Trevisan, specificando poi che tra le centinaia di persone sottoposte a sperimentazione nel centro ricerche sotto la sua direzione non si sono mai verificati casi di suicidio. “I principali eventi avversi sono soprattutto gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea, stitichezza, reflusso gastroesofageo, dolori addominali”, spiega il prof. Trevisan. In certi casi, l’uso può causare anche gastroparesi e problemi muscoloscheletrici, questi ultimi legati al rapido dimagrimento. “Ci possono essere effetti avversi ritenuti rari, come l’aumento di neurite ottica, un’ischemia del nervo ottico, segnalato dall’EMA e comunque mai rilevato tra i numerosi pazienti, anche con patologie avanzate, che partecipano ai nostri trial, la cui mission è anche comprendere se la semaglutide abbia altri benefici oltre a quelli già riconosciuti”. Infatti, secondo nuovi studi, la molecola potrebbe ridurre il rischio cardiovascolare nei diabetici. “Altri dati indicano un miglioramento della depressione e la capacità di togliere la dipendenza da fumo e alcol. È invece fallito un trial della Novo Nordisk sul possibile effetto neuroprotettivo”.

Assunzione consapevole e ragionata

I trial sono dunque determinanti per valutare la sicurezza di un farmaco, che viene poi ulteriormente controllata da un comitato apposito. Se dovesse emergere qualcosa, il prodotto verrebbe bloccato. “Se poi, dopo la vendita, si rilevasse per esempio il rischio di suicidio, ci sarebbe l’obbligo della blackbox, una chiara segnalazione sulla confezione”. Ciò detto, il rischio zero non esiste, soprattutto con medicinali tanto potenti come questi. “Il medico deve sempre effettuare la valutazione sul paziente e stimare la superiorità dei vantaggi rispetto al minimo rischio. Se per esempio il paziente è già affetto da depressione, andrebbe indirizzato verso un altro prodotto”. Del tutto fuori luogo quindi, avverte l’esperto, l’uso off label, ai soli fini estetici.

Se quindi l’ammonimento rivolto a Novo Nordisk riguarda una questione formale piuttosto che un rischio effettivo per il paziente, “le grandi multinazionali dovrebbero comunque essere più accurate, soprattutto con farmaci con molti eventi avversi. Abbiamo infatti a che fare con medicinali che conoscono un’ampia diffusione commerciale e ricavi enormi; e allo studio ce ne sono di simili ancora più potenti”, conclude il prof. Trevisan.


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