Seed, l’apertura è con la lectio di Magatti e l’opera sonora Earthphonia di Casacci dei Subsonica

Dall’etica dell’intelligenza artificiale ai nuovi modelli dell’abitare, dalla relazione tra uomo e ambiente fino all’esplorazione dello Spazio, “Seed, design actions for the future” vuole mettere in dialogo competenze, esperienze e punti di vista diversi. Perché le sfide del presente non appartengono a una sola disciplina e il futuro non si prevede: si costruisce insieme, attraverso il confronto, la cultura del progetto e il contributo di ciascuno.
Perugia è pronta ad ospitare, dal 14 al 17 ottobre all’Auditorium San Francesco al Prato, la quarta edizione del festival che invita progettisti, ricercatori, imprese, istituzioni, studenti e cittadini a confrontarsi sulle grandi trasformazioni del nostro tempo. Più che un Festival, Seed è una piattaforma culturale aperta, dove designer, architetti, ingegneri e urbanisti dialogano con artisti, scienziati, filosofi, economisti, psicologi e imprenditori.
In questa nuova edizione Seed esplora il tema Umanità, mettendo al centro la relazione tra persone, tecnologie, ambiente e nuovi ecosistemi. In un presente segnato da intelligenza artificiale, trasformazioni climatiche e nuove forme di convivenza, cosa significa essere umani? Quali futuri stiamo progettando?
Mercoledì 14 ottobre si inizierà a rispondere a queste domande con la lectio di Mauro Magatti. L’intervento del sociologo, economista dell’Università Cattolica ed editorialista del Corriere della Sera e Avvenire prende le mosse dal suo ultimo libro scritto con Chiara Giaccardi, “Macchine celibi. Meccanizzare l’umano o umanizzare il mondo?”, per offrire le coordinate culturali che orienteranno il confronto tra studiosi e progettisti lungo le quattro traiettorie di ricerca del festival (Essere umani, Abitare il pianeta, Abitare l’Altrove, Nuove dinamiche di potere).
Lucido interprete della contemporaneità, il pensiero di Magatti rifiuta le posizioni estreme: non si colloca tra i tecnofobici né tra i tecno-entusiasti, ma propone una terza via. Da questa prospettiva equilibrata, la sua analisi svela un duplice fenomeno: da un lato intelligenze artificiali che imparano a simulare i comportamenti, il linguaggio e persino le personalità umane; dall’altro esseri umani che rischiano di ridursi essi stessi a “macchine celibi” – individui isolati, ultra-performanti, svuotati di legami profondi e incapaci di riconoscere l’altro, prigionieri di un sistema tecnico-digitale pervasivo che, con la promessa della trasparenza totale, riduce la realtà a elemento controllabile e manipolabile.
Sarà questo il momento centrale dell’opening condotto dal giornalista di Rai Radio3, oltre che musicista, Valerio Corzani, che inizialmente prevede alle ore 18 i saluti istituzionali a cui interverranno Tommaso Bori, vice presidente della Regione Umbria, Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia, Franco Moriconi, vicepresidente Fondazione Perugia, Giorgio Mencaroni, presidente Camera di Commercio dell’Umbria, Barbara Beltrame Giacomello, presidente IN/Arch, Barbara Cadeddu, curatrice scientifica Seed.
Alle ore 21.30 Max Casacci, musicista dei Subsonica, oltre che produttore, autore, sound engineer, presenta Earthphonia, opera sonora realizzata attraverso suoni e rumori degli ecosistemi del pianeta. Un progetto nel quale è la natura stessa a generare la materia musicale: versi degli animali, oceani, radici, vulcani e altri fenomeni naturali vengono trasformati in un racconto sonoro e visivo che ribalta il tradizionale rapporto tra uomo, musica e ambiente. Earthphonia è un racconto visionario, un viaggio che interpreta la natura estraendo da essa melodie e ritmo. Non è il compositore a imporre la partitura: sono le note a sgorgare direttamente dagli ambienti naturali che guidano il processo creativo. In Earthphonia il rapporto uomo-musica si ribalta, e quello uomo-natura si avventura nella ricerca di un nuovo equilibrio.
Il progetto nasce come opera sonora realizzata esclusivamente con suoni e rumori degli ecosistemi che regolano il nostro pianeta, senza l’utilizzo di alcuno strumento musicale. Le otto tracce raccolgono i suoni della natura, i rumori, i versi degli animali, gli schiocchi delle radici, trasformati in vere e proprie sinfonie. In alcuni casi i suoni sono stati registrati direttamente da Casacci; in altri sono state personalità del mondo scientifico e ambientalista a offrire la materia prima sonora. Il progetto si è concretizzato nel 2020 in un album (Sugar Music/Universal Music Italia) e in un libro-cd, con contributi di Michelangelo Pistoletto, Mariasole Bianco, Stefano Mancuso, Carlo Petrini e il geologo Mario Tozzi, che ha scritto la sezione del libro dedicata alla voce degli elementi naturali: aria, vulcani, oceani, montagne, radici, api.
Il live set si presenta come un viaggio sonoro in crescendo, dalle sorgenti di un fiume che sfocia nell’oceano fino alla danza di lapilli e lava sul cratere di un vulcano, con le potenti immagini di Marino Capitanio processate in diretta dal visual artist Akasha. A Seed 2026, Earthphonia porta sul palco la domanda che ne è il cuore: cosa accade quando smettiamo di ascoltare la natura come sfondo e cominciamo ad ascoltarla come linguaggio?
Diverse e suggestive saranno le installazioni in programma a Seed. Sullo sfondo dell’opening e dentro a San Francesco al Prato, in uno dei transetti, prenderà vita il primo atto di Build / Unbuild, la performance artistica di Raffaele Salvoldi che accompagnerà il festival per l’intera durata. Il progetto nato per Seed dalla collaborazione tra Salvoldi e Listone Giordano, esplora il valore generativo del fare e del disfare: costruire come atto culturale, etico e relazionale, capace di interrogare il ruolo del design nel rapporto tra individuo, materia e ambiente. Per ogni partecipante sono disponibili 200 elementi costruttivi in Rovere di Fontaines, materiale nobile e sostenibile, espressione di una filiera socialmente responsabile.
All’interno di questo ambiente in continua evoluzione, architetti e ospiti di Seed prenderanno parte ad una performance live per tutta la durata del Festival, costruendo insieme a Salvoldi strutture che nascono e scompaiono davanti al pubblico. Costruire e disfare diventano un processo collettivo e una riflessione sul rapporto tra individuo, materia e ambiente.
Sul prato esterno di San Francesco al Prato sarà invece visibile Zolle D’Acqua: un gruppo di enigmatici nuotatori, di cui si scorge solo il capo, affiora silenziosamente da un prato trasformato in un’inattesa superficie fluida. L’installazione di Gabriele Garbolino Rù e a cura di Francesca Canfora, alla stregua di un fermo immagine, cattura l’istante sospeso in cui le teste emergono dal mare immaginario per riprendere fiato, un attimo prima di inabissarsi nuovamente. L’opera Zolle d’acqua suggerisce la presenza di un antico mare ormai invisibile, come rivelano i reperti e le conchiglie incastonati su ogni volto. L’acqua, qui assente ma evocata, è sostituita dal paesaggio, elemento attivo dell’opera che ne completa il significato.
I nuotatori condividono insieme una medesima direzione: ognuno di loro, pur nella propria individualità, partecipa a un’unica narrazione collettiva, evocando un’umanità accomunata da un identico destino, sospesa tra vulnerabilità e perseveranza. Tutta la ricerca di Garbolino trae stimoli e insegnamenti dallo studio della scultura classica, mantenendo costante una essenziale matrice figurale, come necessaria impronta genetica. Nelle sue sculture la figura umana è sempre protagonista, ma è soprattutto il volto su cui si concentra maggiormente come soggetto prediletto.
L’analisi del viso diventa studio dell’identità intesa come ritratto, espressione di un’esistenza, linguaggio per raccontare e raccontarsi, testimoniare e indagare. Il ritratto, il “volto dell’altro”, è un grande tema della storia dell’arte e reinterpretarlo in chiave contemporanea è diventato nel tempo il nucleo della sua produzione e una vera e propria palestra espressiva.
Intanto è già visibile in Corso Vannucci H7Shelter, un padiglione temporaneo e leggero pensato per offrire riparo e sicurezza in territori colpiti da calamità naturali o da situazioni di emergenza e crisi. Durante il Festival, il modulo, che unisce ricerca tecnica e impatto sociale in un modello d’impresa etico, sarà l’infopoint di Seed, ma anche un luogo d’incontro e di sensibilizzazione sui temi dell’emergenza abitativa.
Ideato da Nanahut S.r.l., startup innovativa umbra nata nel novembre 2025, insieme a un team multidisciplinare di ingegneri, product designer ed esperti di cooperazione internazionale, H7Shelter mette il design e la tecnologia al servizio della persona. È composto da moduli abitativi adattivi su una struttura brevettata. Un intuitivo meccanismo a scatto permette di assemblare e bloccare i pannelli senza attrezzi né competenze tecniche, assicurando stabilità ed elevato isolamento termico, oltre a tempi di montaggio e smontaggio brevissimi.
Seed. Design Actions for the Future 2026 è promosso dalla Fondazione Guglielmo Giordano e curato dall’Istituto Nazionale di Architettura – IN/ARCH. Il Festival si svolge: con il sostegno di Regione Umbria, Comune di Perugia, Fondazione Perugia e Camera di Commercio dell’Umbria; con il supporto di Listone Giordano, Hyletech e Tecla; in partnership con ABA – Accademia di Belle Arti «Pietro Vannucci» di Perugia, Università degli Studi di Perugia, Università per Stranieri di Perugia, Isia Roma design Italia, PEFC , ISPRA, Edicola 518; con il patrocinio RAI; Media partner Domus.
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