se ne parla troppo poco!
Tra le numerose sorprese emerse dall’Xbox Games Showcase 2026, poche sono riuscite a catturare l’attenzione del pubblico con la stessa forza di Magicians: The Devil’s Deal, nuova proprietà intellettuale sviluppata da Uppercut Games e pubblicata da Focus Entertainment. In un panorama videoludico spesso dominato da sequel, remake e franchise consolidati, il progetto si è distinto immediatamente per una personalità estetica marcata – benché vicina in larga misura a quella di Bioshock -, una premessa narrativa intrigante e un immaginario capace di fondere occultismo, spettacolo teatrale e fantasy oscuro in una miscela sorprendentemente originale.
Pur essendo stato mostrato soltanto attraverso un primo trailer di presentazione, senza andare troppo a fondo nei sistemi di gioco e mettendo in scena la sola premessa narrativa, il titolo ha già lasciato intravedere le potenzialità di una delle produzioni più affascinanti attualmente previste per il 2027.
Non c’è trucco ma c’è l’inganno
L’universo immaginato da Uppercut Games si sviluppa all’interno di Theatreland, una reinterpretazione deformata e inquietante della Londra vittoriana del XIX secolo. Non si tratta però di una trasposizione storica contaminata da elementi fantastici. Theatreland appare piuttosto come una dimensione sospesa tra realtà e allucinazione, un luogo in cui la magia da palcoscenico ha oltrepassato il confine dell’illusione per trasformarsi in qualcosa di autentico, che altera il mondo.
Tra teatri decadenti, architetture gotiche, luci soffuse, atmosfere infernali e scenografie che sembrano emergere da un incubo vittoriano, Magicians: The Devil’s Deal non fa altro che richiamare il fascino oscuro dell’occultismo ottocentesco, trovando però la propria identità grazie all’uso costante del linguaggio dello spettacolo e dell’illusionismo. Al centro della vicenda si trova Jacob, un celebre mago di scena la cui esistenza viene sconvolta dal tradimento dei Masters, misteriose figure al comando di Theatreland. Dopo essere stato condannato e precipitato negli inferi, il protagonista stringe un patto con il Diavolo, ottenendo la possibilità di tornare e consumare la propria vendetta. È una premessa narrativa che affonda le proprie radici nella tradizione del patto faustiano, uno dei temi più longevi e affascinanti della letteratura occidentale, ma che viene reinterpretata attraverso la lente dell’illusionismo teatrale. Ciò che però ha maggior rilievo in Magicians: The Devil’s Deal è il modo in cui proprio la magia che Jacob utilizzava sul palco per stupire il pubblico diventa d’improvviso reale, trasformandosi in uno strumento di distruzione utile alla sopravvivenza
L’idea di un prestigiatore che converte i propri trucchi in autentici poteri soprannaturali rappresenta uno degli elementi più originali dell’intera produzione, fortificando l’idea primigenia dell’opera e rendendo il protagonista immediatamente riconoscibile. L’altro punto d’interesse sono invece coloro che dominano il mondo di gioco, i simili del protagonista a cui si deve dare la caccia. Sebbene il loro ruolo non sia stato ancora approfondito nei dettagli, tutto lascia pensare che si tratti di avversari principali distribuiti lungo il percorso del giocatore, ciascuno associato a un dominio specifico di Theatreland.

La loro presenza suggerisce una progressione scandita da grandi confronti all’interno di una struttura che potrebbe ricordare quella di alcuni action moderni, in cui la sconfitta dei boss garantisce l’accesso a nuove abilità e possibilità di esplorazione. Non è infatti un mistero che quanto mostrato lasci intuire in maniera non troppo velata come Jacob possa appropriarsi di poteri sempre più sofisticati man mano che procede nella propria missione di vendetta.
Un gameplay che strega e ammalia
Dal punto di vista del gameplay, Magicians: The Devil’s Deal è chiaramente un’esperienza narrativa in prima persona fortemente orientata all’azione, del tutto simile alle opere da cui trae ispirazione. Questa definizione, apparentemente semplice, apre in realtà a numerose interpretazioni. Le sequenze mostrate suggeriscono un sistema di combattimento che ruota attorno alla combinazione di incantesimi, attacchi magici e strumenti legati all’arte dell’illusionismo.
Tra gli elementi più caratteristici figurano le carte da gioco, utilizzate come vere e proprie armi offensive, assieme a una bacchetta magica che sembra fungere da catalizzatore per poteri più complessi. Questo apparentemente sgangherato metodo di difesa provoca in realtà una sensazione di spettacolarità e garantisce grande efficacia, dimostrando come Magicians abbia tutto il necessario per rappresentare qualcosa in più della solita variazione sul tema.
Detto ciò, è inevitabile che quanto reso pubblico finora abbia generato paragoni con alcune delle opere più influenti degli ultimi vent’anni.
L’uso della visuale in prima persona e dei poteri soprannaturali richiama immediatamente alla memoria la saga di BioShock, mentre l’importanza attribuita alla libertà d’azione e all’interazione con il mondo suggerisce non poche affinità con Dishonored. Naturalmente si tratta di confronti preliminari, basati su una quantità ancora limitata di materiale, ma testimoniano il tipo di aspettative che il pubblico dovrebbe grossomodo avere per la nuova creatura di Uppercut Games.
Un altro degli aspetti più intriganti riguarda poi la natura stessa di Theatreland, che gli sviluppatori hanno descritto come una sequela di “regni in continua trasformazione”, che almeno idealmente aprono a scenari estremamente interessanti sul piano del level design. Non è ancora chiaro se il gioco adotterà una struttura semi-aperta o lineare (propendiamo per la seconda, di primo acchito), ma l’idea di offrire ambientazioni mutevoli suggerisce mondi capaci di riconfigurarsi, modificare la propria geometria o persino reagire alle azioni del protagonista.
Chiaramente è tutto da verificare e da soppesare, soprattutto dopo le meraviglie di level design modulare e in tempo reale di Villa Meccania in Dishonored 2, semplicemente sbalorditiva e capace di rimanere ancora insuperata dopo tutti questi anni. Tuttavia, in un contesto dominato dall’illusione e dalla magia, la manipolazione dello spazio potrebbe diventare una componente fondamentale dell’esperienza, contribuendo a rafforzare il senso di meraviglia e imprevedibilità.
La natura del progetto rende inoltre difficile collocarlo all’interno di un genere preciso. Gli sviluppatori non lo definiscono un gioco di ruolo in senso tradizionale, preferendo enfatizzarne gli elementi narrativi, esplorativi e d’azione. Questa scelta lascia immaginare un’esperienza più vicina alla filosofia degli immersive sim, dove il coinvolgimento deriva dall’interazione con il mondo e dalla varietà degli approcci disponibili, piuttosto che dalla semplice crescita statistica del personaggio. Se questa interpretazione dovesse rivelarsi corretta, Magicians: The Devil’s Deal potrebbe inserirsi in una nicchia particolarmente apprezzata dagli appassionati, ma raramente esplorata dalle produzioni contemporanee.
Anche il pedigree dello studio contribuisce ad alimentare la curiosità, tant’è che Uppercut Games è composta da sviluppatori che hanno lavorato in passato su franchise di grande rilievo come BioShock, Borderlands e XCOM. Sebbene il team sia conosciuto principalmente per la serie Submerged, caratterizzata da ritmi contemplativi e una forte attenzione all’esplorazione ambientale, Magicians: The Devil’s Deal rappresenta chiaramente un salto di ambizione considerevole.
Restano naturalmente numerosi interrogativi legati alla tenuta della campagna, alla conduzione di gioco, all’eventuale presenza di sistemi di progressione avanzati e, non ultima, alla varietà effettiva dei poteri disponibili o al livello di libertà concesso al giocatore. Inoltre, non è stato chiarito se esisteranno scelte morali, percorsi alternativi o meccaniche capaci di influenzare lo sviluppo della storia.
Source link








