Se lo scontro Mosca-Kiev si trasferisce in Medioriente
Nel conflitto iraniano riaffiora, quasi come un’ombra che attraversa i teatri di crisi del mondo, la stessa rivalità che da 4 anni incendia l’Europa orientale: Russia contro Ucraina. Anche nel Golfo Kiev e Mosca si ritrovano su fronti opposti, esportando tecnologia militare, intelligence e interessi strategici nel cuore del Medioriente. Così la guerra in Iran finisce per diventare l’ennesimo capitolo della loro competizione, seppure indiretta: una partita globale che cambia scenari ma non protagonisti.
L’Ucraina è diventata uno dei laboratori più avanzati al mondo nella difesa contro i droni. Ed è proprio questa esperienza che ora Kiev sta mettendo a disposizione degli alleati occidentali e dei Paesi del Golfo minacciati dalle capacità militari iraniane. Il presidente Zelensky ha annunciato che già nei prossimi giorni esperti militari ucraini saranno inviati negli Usa e in Paesi mediorientali per fornire consulenza su come contrastare gli attacchi degli Shahed iraniani, ampiamente utilizzati contro le città ucraine. Zelensky ha confermato l’invio in Giordania di droni intercettori e di personale militare specializzato per proteggere alcune basi strategiche. La domanda internazionale è in piena esplosione. Il governo ucraino afferma di aver ricevuto 11 richieste ufficiali da Paesi europei, dagli Stati Uniti e da stati vicini all’Iran per forniture di droni intercettori, sistemi di guerra elettronica e programmi di addestramento.
Anche l’industria privata si muove rapidamente: diversi Paesi del Golfo hanno manifestato interesse per i nuovi droni intercettori ucraini, circa 5mila richiesti dagli Emirati Arabi Uniti e 2mila dal Qatar, con contatti anche in Kuwait. La tecnologia di Kiev attira inoltre l’attenzione dell’industria Usa: i figli del tycoon Eric e Donald Trump Jr. sostengono una nuova azienda in Florida che punta ad acquisirla per venderla al Pentagono.
La Russia sta rafforzando la propria alleanza strategica con l’Iran. Putin ha assicurato “sostegno incondizionato” a Teheran e alla nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei, promettendo che Mosca resterà “un partner affidabile della Repubblica islamica”. Il sostegno non è soltanto politico: la Russia fornisce informazioni di intelligence in tempo reale sulle posizioni delle forze statunitensi nella regione, inclusi movimenti di navi da guerra e velivoli. Mosca contribuisce al rafforzamento militare iraniano fornendo sistemi avanzati, tra cui il satellite di osservazione Khayyam, i caccia multiruolo Su-35 (parte di un accordo da 7 miliardi di dollari per 48 velivoli), componenti del sistema di difesa aerea S-400 e il radar Rezonans-Ne, progettato per individuare velivoli stealth e missili balistici a lunga distanza.
Dietro il sostegno russo all’Iran c’è anche un interesse strategico cruciale: il corridoio internazionale di trasporto Nord-Sud, la rotta logistica che collega la Russia all’India attraverso l’Asia centrale, il Mar Caspio e la rete ferroviaria iraniana fino al porto di Bandar Abbas, tra i primi obiettivi colpiti nei bombardamenti.
Per Mosca rappresenta una delle poche alternative alle rotte commerciali occidentali limitate dalle sanzioni. Un Iran destabilizzato metterebbe quindi a rischio uno sbocco economico vitale verso l’Asia. Ed è proprio questo asse tra Mosca e Teheran che Donald Trump punta a indebolire, se non a spezzare.
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