Trentino Alto Adige/Suedtirol

Scuole infanzia, genitori in piazza contro gli aumenti delle tariffe – Cronaca



BOLZANO. Hanno scritto alla giunta provinciale e alla giunta comunale, ma si stanno anche organizzando per far sentire la propria voce in un presidio che si terrà oggi pomeriggio, alle 17 a parco Berloffa. Sono i genitori dei bambini e delle bambine della scuola dell’infanzia Quirein di via Orazio – la lettera è firmata da Federica Raffini, Diana Belloni, Laudina Fucà, Cecilia Righes, Mariagiulia Toselli, Tobias Gallmetzer, Daniel Herrera Gutierrez-Avellanosa, Marianne Kuntz, Bianca Cultraro, Alberto Benassai, in rappresentanza di tutti i genitori – che si uniscono alla protesta di altri madri e padri, contro l’annunciato aumento delle tariffe del tempo prolungato alla scuola dell’infanzia.

Gli aumenti

Ricordiamo che mentre finora per il tempo prolungato si paga una quota fissa di 102 euro al mese; da settembre – se non ci sarà un ripensamento da parte della Provincia – se ne pagheranno 160 (57% in più).

Questo perché la Provincia ha introdotto un nuovo sistema di calcolo che prevede dai 4 ai 5 euro per ciascun pomeriggio, in aggiunta agli 81 euro al mese previsti per il tempo normale (finora erano 78 euro). Una batosta per le famiglie che si traduce in un aggravio di 60 euro mensili e 540 euro all’anno, per un servizio di cui i genitori hanno assoluto bisogno.Dal momento che il costo della vita in Alto Adige – uno dei più alti se non il più alto a livello nazionale – impone di lavorare ad entrambi i genitori e meglio se a tempo pieno, per riuscire a far fronte a tutte le spese. A partire dal mutuo o dall’affitto per la casa.

Le donne penalizzate

«Desideriamo sottolineare – scrivono i genitori dei bimbi della scuola Quirein – che l’utilizzo dell’orario prolungato non costituisce un servizio accessorio, bensì una necessità imprescindibile per numerosi nuclei familiari nei quali entrambi i genitori lavorano e non possono contare su forme alternative di supporto. L’aumento in oggetto rischia pertanto di penalizzare in modo particolare il ceto medio e, come evidenziato da più parti, di ripercuotersi soprattutto sulle donne, mamme lavoratrici, già ampiamente esposte alle difficoltà di conciliazione tra vita professionale e familiare». Tenendo conto delle specificità del contesto cittadino, del costo della vita nel capoluogo e delle esigenze concrete delle famiglie che quotidianamente si affidano ai servizi educativi provinciali, i genitori chiedono che l’aumento venga sospeso immediatamente (doveva scattare a settembre); si avvi un confronto con rappresentanti delle famiglie, delle scuole e delle amministrazioni locali; siano individuate soluzioni alternative che garantiscano sostenibilità economica senza compromettere l’accessibilità del servizio.

La promessa di Galateo

Il vicepresidente della Provincia Marco Galateo, che può contare sull’appoggio dell’assessore Christian Bianchi, assicura che venerdì porterà in giunta una delibera che rivede la portata degli aumenti. «La proposta delle nuove tariffe, prevedendo la possibilità di scegliere il tempo prolungato anche per uno o due giorni alla settimana, è stata portata dall’assessore Achammer. Sembrava potesse funzionare, invece ci siamo resi conto che gli aumenti sono eccessivi. Adesso che si sono chiuse le iscrizioni alle scuole dell’infanzia abbiamo infatti un quadro completo: sono 1.200 le famiglie che hanno chiesto il tempo prolungato nelle scuole dell’infanzia italiane e la stragrande maggioranza per 5 giorni alla settimana ».

Quindi quale sarà la proposta? «Avevo pensato ad una tariffa da 2 a 5 euro a pomeriggio, invece credo che alla fine la proposta sarà fino a 5 euro senza indicare una tariffa minima. Lasciando ai Comuni la decisione finale. In alternativa chiederò alla giunta che vengano previsti dei sostegni per le famiglie del ceto medio che sarebbero le più penalizzate dagli aumenti».




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