Basilicata

Scuola, il docente di sostegno cambia nome ma resta il problema dei precari

La proposta di legge introduce la qualifica di “docente per l’inclusione” al posto del docente di sostegno ma non risolve il problema dei tanti precari in Calabria


COSENZA – C’è una piccola novità nella scuola, fortemente sfaccettata e ricca di possibili evoluzioni, per i docenti di sostegno, poco meno di 10.000 solo in Calabria, tra i 200.000 e i 250.000 in tutta Italia. La commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera ha approvato la proposta di legge della Lega che introduce, nel sistema nazionale di istruzione, la qualifica di “docente per l’inclusione”.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti, e in determinati contesti lo sono ancora di più, perché la parola spesso definisce sia il contesto che descrivere, sia il pensiero di chi la proferisce. E allora, cosa cambia da “docente per il sostegno” a “docente per l’inclusione”? Forma o sostanza? Entrambi, potenzialmente. In primo luogo, il termine “docente di sostegno” non è codificato formalmente nell’ambito dell’ordinamento giuridico italiano, tanto che la legge 104/1992 parla infatti di “docenti specializzati per le attività di sostegno”.

LA PROPOSTA DI LEGGE E GLI OLTRE 120.000 DOCENTI DI SOSTEGNO PRECARI

La proposta di legge consta di due articoli, che determinano il cambiamento della qualifica di “docente di sostegno”, in tutto l’ordinamento vigente, in quella di “docente per l’inclusione” e introducono una clausola di invarianza finanziaria, escludendo nuovi oneri per la finanza pubblica. E dove non c’è moneta, manca la sostanza, restando la forma.
Cambierà anche il nome del docente di sostegno (sempre che si concluda tutto l’iter normativo previsto), ma non cambia che il fatto che sono oltre 120.000 i docenti di sostegno precari e questo fenomeno interessa molti docenti calabresi, protagonisti di una vera e propria diaspora.

Il fenomeno è particolarmente complesso e poliedrico, ricco di aspetti che incidono sul tessuto sociale calabrese, e che richiedono una profonda conoscenza dell’articolato sistema di reclutamento scolastico e dell’universo scuola. Consapevoli di non poter essere estremamente dettagliati possiamo dire che essere stabilizzati, cioè prendere il così detto ruolo, è quasi impossibile in Calabria.

LASCIARE LA CALABRIA PER CERCARE FORTUNA AL NORD

Per farlo, moltissimi docenti decidono di iscriversi nelle graduatorie di altre regioni, sfruttando i diversi canali di reclutamento, o di provare la strada del concorso al Nord, dove ci sono più possibilità, vedi posti. Ma perché al nord ci sono più posti come docente, non solo come docente di sostegno? Il punto è che al Nord lo stipendio di un docente non è attrattivo, dato che il costo della vita, nettamente superiore a quello del Sud, lo rende insufficiente a mantenersi.
Uno stipendio di 1600 euro viene decurtato della metà solo per l’affitto, senza tenere conto di tutte le altre spese e mille altri fattori. Ma un docente del Sud va al Nord sperando di poter tornare un giorno a casa, come se andasse al fare il militare, conscio dei sacrifici, per uno, due, tre anni o più, per poi iniziare un lento processo di avvicinamento.

LA FAMIGLIA AL SUD E LA VITA IN APPARTAMENTI CONDIVISI

Nel frattempo, lascia famiglia, casa, territorio e va a vivere in appartamenti condivisi da altri docenti (come se fossero universitari), o a volta, soprattutto le docenti con una maggiore età che si ritrovano nella necessità di avere un’autonomia economica, in istituti religiosi, come quando da ragazzine si andava in collegio.

Questa piccola analisi solo per grattare la cima di una catasta di complessità, che mette insieme numerosi attori quali docenti, curriculari e di sostegno, specializzati e non, alunni e studenti con disabilità, famiglie, il mondo scuola in generale, le associazioni e la politica.
Già, la politica, che alla scuola, bacino di voti infinito, guarda con grande attenzione, e, nella sua componente attualmente al governo, esprime soddisfazione per questo passo ulteriore sul cambio di nome del docente di sostegno, soprattutto la prima firmataria del disegno di legge Giovanna Miele della Lega. Sotto un profilo terminologico docente per l’inclusione è sicuramente meglio di docente di sostegno, ma qualche perplessità resta. L’inclusione in classe non è responsabilità solo del docente di sostegno.

LA RESPONSABILITÀ DEL DOCENTE DI INCLUSIONE

È una responsabilità che appartiene a tutti i docenti della classe, o meglio ancora dell’intera comunità scolastica. Il docente di sostegno diverrebbe una sorta di coordinatore di questa funzione? Non è specificato. E come potrebbe svolgere questo proprio ruolo da precario, sapendo che l’anno scolastico successivo potrebbe insegnare a 100 chilometri di distanza dalla classe dove ha prestato servizio oggi, a causa del complesso gioco delle assegnazioni delle supplenze che avviene ogni anno in base ai punteggi delle graduatorie scolastiche provinciali che proprio nelle prossime settimane, o forse mesi, si dovranno rinnovare, con grande patimento per tutti i docenti, soprattutto quelli calabresi che dovranno decidere se provare a restare in Calabria, proporsi fuori regione o tornare a casa.

Insomma, le questioni sul tavolo sono tante e forse, solo forse, quella del nome o della qualifica del docente per il sostegno non era la più urgente, per quanto le parole, come già scritto sono importanti, seppure non quanto i fatti.


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