Calabria

Scorte esaurite e pieno a rischio. Nuova raffica di aumenti in arrivo in Calabria

Il fronte mediorientale che si è spalancato con violenza nella storia dell’umanità è un terremoto economico che scuote le fondamenta dei mercati internazionali. Le tensioni che si sono diffuse dalle terre del conflitto, e che si estendono come un virus sulla stabilità globale, stanno portando rapide conseguenze. Ogni risvolto della guerra ha ricadute immediate sull’economia, facendo tremare il già fragile equilibrio della bilancia commerciale planetaria. Il sistema produttivo si ritrova intrappolato in una spirale di incertezze, con diagrammi sempre più connessi a fattori esogeni. Il termine di “economia di guerra”, che gli esperti hanno rispolverato in queste ore, descrive uno scenario di paura che serpeggia tra gli Stati generando una profonda instabilità sociale. È un processo che minaccia di travolgere le produzioni.

Una condizione di estrema precarietà per le imprese

In Calabria, le imprese, piccole e grandi, vivono oggi una condizione di estrema precarietà. La tempesta dei rincari dei prodotti energetici sembra non avere fine. Le bollette di luce e gas esplodono, raggiungendo cifre insostenibili per molte attività. Ma il cuore del dramma pulsante, la causa di una rapida destabilizzazione economica, è il carburante. Con i prezzi che volano verso vette inesplorate, il rischio è di ritrovarsi di fronte a un crac imminente. Non è più possibile sostenere i costi di produzione, e le famiglie, già alle prese con l’aumento dei prezzi nei supermercati, si vedono costrette a ridurre il consumo di beni essenziali. Le tensioni tra domanda e offerta, così come la scarsità di materie prime, alimentano l’inflazione, e le previsioni sono tutt’altro che rosee. Il futuro appare livido, segnato da un aumento costante dei prezzi e da un sistema produttivo che sembra sull’orlo del collasso.
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