scoppia il caso nella basilica di San Lorenzo in Lucina
È bastato un breve video sui social per trasformare la cappella vicino alla sagrestia, nella basilica di San Lorenzo in Lucina, in una piccola “arena politica”.
Riaperta lo scorso Natale dopo un lungo restauro firmato da Bruno Valentinetti, l’opera raffigurante un angelo biondo che sorregge il Tricolore ha subito acceso il dibattito: quel volto angelico somiglia alla Premier Giorgia Meloni… o no?
In poche ore, la vicenda ha lasciato le navate della chiesa per approdare dritta tra i banchi del Parlamento. Da una parte, il centrosinistra — con Irene Manzi (PD) e Filiberto Zaratti (AVS) — ha presentato un’interrogazione al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, chiedendo di verificare se il restauro abbia modificato l’opera originale con fini politici.
Dall’altra, Fratelli d’Italia parla di “delirio mistico” della sinistra, accusando l’opposizione di leggere complotti ovunque, anche nell’arte sacra.
La Premier, intanto, ha scelto l’ironia: «No, decisamente non somiglio a un angelo», ha scritto su Facebook accompagnando il post con emoticon divertite.
Il restauratore Bruno Valentinetti, difendendo il proprio lavoro, ha risposto con una battuta: «La somiglianza ve la inventate voi. Ho seguito le tracce dell’opera originale del 2000. E allora chi è l’altro angelo? Qualcuno dice che è Conte…».
Il Vicariato di Roma, tramite padre Giulio Albanese, ha assicurato di essere “all’oscuro di tutto”, precisando che l’artista non aveva segnalato eventuali modifiche fisionomiche rispetto alla versione precedente.
La parola finale spetterà ora agli esperti: nei prossimi giorni i tecnici della Soprintendenza effettueranno un sopralluogo per confrontare foto e dettagli dell’opera, stabilendo se i tratti dell’angelo siano stati davvero “attualizzati” o se, come sostiene Valentinetti, sia tutta frutto dell’immaginazione dei social.
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