Scoperte le targhe e dedicati giardini e spazi pubblici a tre figure femminili simbolo di impegno civile, sociale e culturale – Padovanews
Si è svolta nella mattinata di oggi la cerimonia di scoprimento delle targhe dedicate a Oriana Fallaci, Nadia Zubco e Nella Maria Berto, con la contestuale intitolazione dei giardini di via Argine Destro e di via 28 Aprile e della sala pubblica posta al secondo piano del Palazzo della Loggetta.
L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale, rappresenta un ulteriore passo nel percorso di valorizzazione della toponomastica femminile, con l’obiettivo di dare visibilità al ruolo e al contributo delle donne nella storia e nella vita della comunità.
Alla cerimonia hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti delle istituzioni, associazioni del territorio e numerosi cittadini.
In apertura degli interventi, l’Assessore alla Cultura Andrea Parolo ha sottolineato il valore simbolico dell’intitolazione di spazi pubblici:
«Quando uno spazio viene dedicato a una persona, la targa diventa come un seme capace di generare curiosità e riflessione, soprattutto nelle giovani generazioni. Ogni nome inciso invita a porsi domande: chi era quella persona, cosa ha fatto, quale contributo ha dato alla società. In questo senso, le figure ricordate diventano fonte di ispirazione ed esempio di impegno civile».
Il Consigliere regionale Giorgia Bedin ha ricordato il percorso avviato negli anni precedenti, anche in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità, per incrementare la presenza femminile nella toponomastica cittadina, storicamente limitata. Tra le prime intitolazioni figurano alcune rotatorie cittadine: “Operaie della Filanda Trieste – ottobre 1878” presso il casello autostradale, “Ilaria Alpi” nei pressi del liceo Cattaneo e “Wangari Maathai” in zona impianti sportivi del tennis. Un percorso che prosegue tuttora anche grazie ad attività di sensibilizzazione nelle scuole. Ha ribadito come intitolare uno spazio non significhi solo attribuire un nome, ma stimolare conoscenza e consapevolezza, dando visibilità al contributo delle donne nella storia e nella società. L’impegno in qualità di consigliere regionale è quello di proseguire su questa strada.
ORIANA FALLACI la cui figura è stata tratteggiata dal professor Davide Penello.

“Nata a Firenze il 29 giugno 1929 e morta a Firenze il 15 settembre 2006, fu educata fin da bambina ai valori dell’antifascismo e svolse il ruolo di staffetta partigiana.
Si appassionò al mondo del giornalismo quando ancora erano poche le donne in questo ambito, lavorando con la “Lettera 32”, la famosa macchina da scrivere che le permise di collaborare con le più importanti testate giornalistiche. Realizzò interviste e reportage che la resero celebre e conosciuta in tutto il mondo.
Tre sono gli aspetti che la caratterizzano: il primo è la sfida narrativa; il secondo è una profonda riflessione sul tema della guerra — durante la sua attività giornalistica visse numerosi momenti di tensione nei contesti bellici; il terzo, infine, è una dimensione poetica, una poesia di speranza.
La sfida narrativa di Fallaci, che i critici comprenderanno pienamente forse solo tra qualche generazione, consiste nel narrare la vita e la morte, nella convinzione che nessuna società si sia mai evoluta al di fuori del contributo degli scrittori e che nessuna rivoluzione, buona o cattiva che sia, possa prescindere dal racconto umano.
Per lei, la guerra è il palcoscenico della grande commedia che l’umanità chiama pace.
Penello ha letto anche un passo del libro Insciallah di Oriana Fallaci, soffermandosi sul tema della felicità.
Il Vicesindaco Stefano Peraro ha evidenziato il valore simbolico del luogo oggetto dell’intitolazione, recentemente riqualificato e restituito alla comunità.
“L’area rappresenta un punto significativo per la storia e l’identità cittadina e, grazie anche alla presenza del mercato settimanale, è oggi uno spazio vissuto e partecipato.
Con l’intitolazione a Oriana Fallaci, il luogo si arricchisce ulteriormente di un importante contenuto culturale e letterario, diventando non solo spazio urbano, ma anche memoria condivisa”.


La cerimonia è quindi proseguita in via 28 Aprile con l’intitolazione dei giardini a NADIA ZUBCO.
L’Assessore alle Pari Opportunità Fiorella Molon ha espresso soddisfazione per il completamento di un progetto avviato oltre un anno fa, frutto della collaborazione tra Amministrazione, associazioni e cittadini, con il contributo dell’Università del Tempo Libero e del gruppo Anteas. Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla dott.ssa Nadia Cario, referente per la toponomastica femminile.

La dott.ssa Nadia Cario ha illustrato il percorso di ricerca che ha portato alla riscoperta della figura di Nadia Zubco.
“Chiedo la presenza del gruppo Anteas lo “zoccolo duro”, qui con me, perché senza di voi tutto questo non sarebbe stato possibile. Oggi è una giornata importante, per un motivo semplice ma significativo: celebriamo tre intitolazioni femminili, tre grandi donne. Il Comune di Monselice sta continuando un percorso fondamentale di riconoscimento dell’operato femminile nello spazio pubblico, attraverso l’intitolazione di luoghi che sono, a tutti gli effetti, spazi della memoria collettiva.
Faccio parte dell’associazione Toponomastica Femminile, attiva a livello nazionale, che si occupa proprio di riscoprire figure femminili che hanno contribuito al benessere sociale, alla crescita culturale e anche alla creatività, che rende la vita migliore.
Da qui nasce anche il progetto costruito su misura per il gruppo dell’Università del Tempo Libero, gestito da Anteas. Tutto è iniziato con un incontro il 9 marzo 2023, e poi è proseguito a novembre dello stesso anno, quando ci siamo detti: “Perché non creare un progetto pilota?”. Ho quindi proposto di imparare a scrivere biografie con parole proprie, accompagnati e guidati in un percorso condiviso. E devo dire che sono davvero orgogliosa del risultato: siete stati bravissimi, anche per il premio che avete ottenuto. All’inizio il lavoro era individuale: scegliere una figura femminile e raccontarla. Poi, durante il confronto, sono emerse diverse proposte. A un certo punto Marisa ha detto: “C’era una levatrice, una volta, che veniva chiamata ‘La Russa’…”. Da lì si è attivato qualcosa di straordinario: sono riemersi ricordi, esperienze, emozioni. Molte delle donne del gruppo avevano conosciuto direttamente Nadia Zubco, proprio nel momento in cui diventavano madri.
Da quel momento non era più solo “La Russa”: è iniziata una vera e propria ricerca. Un lavoro intenso, fatto non solo di documenti, ma anche di memoria viva. Poco alla volta, il gruppo è riuscito a restituire la tridimensionalità di questa donna straordinaria: una levatrice competente e rigorosa, ma anche profondamente umana. Una presenza rassicurante, capace di accompagnare le donne in uno dei momenti più importanti e delicati della loro vita. Non solo professionalità, ma partecipazione autentica: abbracci, incoraggiamenti, e persino notti trascorse accanto alle partorienti nei casi più difficili.
Ringrazio l’amministrazione comunale, che ha accolto questo progetto con entusiasmo e lo ha sostenuto fino ad oggi. È stato un percorso condiviso, senza contrapposizioni, all’insegna della collaborazione e della fiducia reciproca — e questo, permettetemi di dirlo, non è affatto scontato.
Il percorso ha portato alla realizzazione della pubblicazione La levatrice venuta da lontano e ha ottenuto il primo premio nazionale nel concorso “Sulle vie della parità”, grazie alla qualità della ricerca e al coinvolgimento della comunità.
Ecco le motivazioni del premio: “La realizzazione del progetto ha impegnato un lavoro ricco e appassionato, frutto di una ricerca capillare e approfondita svolta negli archivi comunali, nei registri parrocchiali, alla Biblioteca Marciana di Venezia e alla Biblioteca storica di Padova, a cui si è aggiunto il contributo delle testimonianze di gran parte della cittadinanza, peraltro attivamente coinvolta anche nella richiesta di intitolazione. (…) È stata individuata la figura della levatrice Nadia Zubco, conosciuta come “la Russa”, che, sopravvissuta alla deportazione, ha svolto il mestiere di ostetrica con competenza e umanità nel Comune di Monselice. La ricostruzione della sua storia professionale e privata, realizzata con la pubblicazione dal titolo “La levatrice venuta da lontano”, recupera la memoria della comunità. La proposta del Comune di Monselice di ricordare Nadia Zubco, a cinquant’anni dalla sua morte, con l’intitolazione di un luogo pubblico e di una targa ricordo da porre sulla casa dove ha vissuto gran parte dei suoi anni, è stata accolta favorevolmente dalla giunta comunale. (…)”
Nadia Cario ha così concluso “E oggi siamo qui: questo è il compimento, il suggello di quel percorso. Da una parte il lavoro dell’Università del Tempo Libero, dall’altra l’impegno dell’amministrazione nel valorizzare una toponomastica più giusta e rappresentativa. Perché ricordiamolo: dare riconoscimento alle donne e valorizzarne il contributo significa migliorare la qualità della vita di tutte e di tutti.”
Nel suo intervento conclusivo, il Vicesindaco Peraro ha sottolineato il valore simbolico dell’intitolazione:
«Finalmente un luogo di Monselice viene dedicato alla vita», evidenziando come la figura di Nadia Zubco rappresenti pienamente questo significato, soprattutto per le giovani generazioni.

L’ultima tappa si è svolta presso il Palazzo della Loggetta, con l’intitolazione della sala pubblica a Nella Maria Berto.
Il professor Roberto Valandro ne ha ricordato la figura con parole semplici e sincere, sottolineando come, pur non essendo riuscita per pochi voti ad approdare alla Camera dei Deputati, abbia rappresentato un punto di riferimento costante per il territorio. Ha ricoperto numerosi incarichi e svolto un’intensa attività politica e sociale, distinguendosi per impegno e dedizione.
Valandro ha inoltre ricordato il legame personale con Nella Maria Berto e la sua famiglia, raccontando di averne seguito a lungo l’attività, documentandone l’impegno anche attraverso articoli e corrispondenze.
Durante la cerimonia, la sorella Natalina Berto ha ringraziato l’Amministrazione comunale e quanti hanno contribuito a rendere possibile questo riconoscimento, esprimendo gratitudine per l’attenzione riservata alla memoria della sorella.
Nel suo intervento conclusivo, il Vicesindaco Stefano Peraro ha voluto offrire alcune riflessioni, brevi ma incisive, sulla dimensione politica e partitica della figura di Nella Berto. Ha ricordato con piacere la presenza del professor Nosarti e, rievocando le campagne elettorali degli anni ’80, ha sottolineato due aspetti fondamentali: la grande passione per la politica e la forza dello scenario politico di allora, caratterizzato da impegno, determinazione e volontà di costruire percorsi concreti. Questo, ha evidenziato, rappresenta oggi un importante insegnamento soprattutto per i giovani presenti e per chi si avvicina al mondo delle istituzioni. Ha infine ricordato, con un tocco personale, una campagna elettorale vissuta in prima persona, sottolineando quanto quella passione autentica per la politica debba essere recuperata anche nel presente.

L’iniziativa conferma l’impegno dell’Amministrazione nel proseguire il percorso di valorizzazione delle figure femminili, affinché la memoria e il contributo delle donne trovino sempre maggiore spazio nella vita pubblica e nella memoria collettiva.
Allegati:
- Pubblicazione La levatrice venuta da lontano
- Delibera di Giunta comunale relativa all’intitolazione e materiali di approfondimento sulla figura di Nella Maria Berto.




