Scoperta banda di truffatori, in casa il kit per trasformarsi in tecnici del gas e forze dell’ordine
In casa avevano spray al peperoncino, un finto rilevatore di gas, adesivi per modificare le targhe. Ma anche una pianta di cannabis e monete d’argento da collezione: li hanno trovati i carabinieri di Ivrea, che hanno denunciato per ricettazione due uomini e una donna sinti.
La perquisizione è scattata nei giorni scorsi, con l’aiuto dei militari del Nucleo Radiomobile e del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Torino, oltre al Nucleo Cinofili di Volpiano. I tre, che vivono fra Montalenghe e San Giusto Canavese, avevano in casa l’intero “kit del truffatore”: sette bombolette spray al peperoncino e altrettante mascherine chirurgiche, quattro ricetrasmittenti comprensive di auricolari, il falso detector, un tesserino con il logo dell’Arma, berretto, guanti, giubbotti catarifrangenti, gli adesivi e 640 euro suddivisi in banconote di vario taglio. Ma anche due carnet di buoni pasto da 400 euro, una pianta di cannabis alta 1 metro e 20. E, sotto il sedile dell’auto parcheggiata in cortile, c’erano 26 monete d’argento da 500 lire.

L’operazione fa il paio con quella della Squadra mobile della questura, che l’altro giorno ha arrestato tre nomadi sinti, accusati di aver truffato un’anziana fingendosi tecnici del gas. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, uno dei tre si è presentato alla porta della donna, nel quartiere San Paolo, sostenendo di dover controllare un fantomatico guasto all’impianto di casa. Così è entrato, impugnando un finto rilevatore di perdite con la luce rossa lampeggiante. Poi, con la scusa di «mettere in sicurezza» oggetti metallici e banconote, l’uomo è riuscito a farsi consegnare 400 euro in contanti e un portagioie con ori e gioielli per migliaia di euro. E, quando l’anziana si è resa conto della truffa, lui e i due complici erano già scappati.
Ma la polizia si è messa sulle loro tracce e li ha trovati a Vinovo, a bordo di un’auto con targhe false. A bordo c’erano guanti, radiotrasmittenti e il dispositivo elettronico usato per la truffa, oltre al bottino del colpo a casa della signora (subito restituito). Gli investigatori hanno poi perquisito le abitazioni dei banditi e hanno trovato targhe contraffatte, strumenti per valutare la purezza dei metalli, bilancini di precisione, orologi, gioielli e circa 66mila euro in contanti.
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