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scontro sul mercato ETS e misure contro i prezzi


BRUXELLES – Riuniti per il primo vertice europeo dopo la pausa estiva, i governanti dell’Unione europea hanno discusso animatamente dello shock energetico di queste settimane. Al di là di chiedere alla Commissione europea «di proporre (…) ulteriori misure» per contrastare il forte aumento dei prezzi dell’energia, sul fronte del mercato ETS di scambio delle quote di Co2 sono emersi profondi dissapori tra i Ventisette. L’Italia è stata in prima linea nel sottolineare i rischi sociali del meccanismo.

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In buona sostanza, oltre alle già note intenzioni della Commissione europea – prolungare eventuali aiuti di Stato per le aziende più colpite dallo shock energetico, costruire nuovi impianti di raffinazione, aggregare la domanda europea al momento dell’acquisto di materie prime – i Ventisette dovevano chiedere all’esecutivo comunitario, secondo una bozza di conclusioni, di «esaminare e proporre, se necessario, ulteriori misure per far fronte al forte aumento dei prezzi dell’energia nel breve termine».

Non è ancora chiaro quali potrebbero essere le nuove misure. Lo sguardo corre alle recenti proposte francesi di alleggerire i requisiti di qualità dei carburanti e di fare maggiore uso dei biocarburanti nel mix delle benzine. Va ricordato altresì che l’Italia sta negoziando con la Commissione europea il cosiddetto decreto-bollette. In questo caso, l’obiettivo è di ridurre il price setting fuel, ossia il gas, in modo che le ricadute siano anche sulle bollette elettriche.

La verità è che lo shock energetico provocato dalla guerra contro l’Iran scatenata dagli Stati Uniti e da Israele sta colpendo i paesi in modo diverso. Quelli ancora dipendenti da gas e petrolio soffrono più di quelli che hanno investito massicciamente nelle fonti rinnovabili. Più in generale la fattura europea di petrolio e gas è aumentata di 100 miliardi di euro da quando è scoppiato il conflitto. Secondo le informazioni raccolte a margine del vertice, le discussioni tra i leader sono state particolarmente accese.

Il dibattito sugli ETS

A costo di semplificare, il dibattito ha messo in scena un confronto tra alcuni paesi, in primis l’Italia e i paesi di Visegrád, che chiedono nei fatti di allentare il ruolo del mercato ETS nella decarbonizzazione dell’economia perché troppo costoso, e altri come la Danimarca, la Svezia o la Finlandia, che ritengono invece l’ETS uno strumento efficace per incentivare l’indipendenza dalle energie fossili. La posizione di questi paesi è anche dettata dai molti investimenti già effettuati.


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