Sciopero dei portuali, corteo di Usb e Calp: torna d’attualità l’osservatorio sulla logistica bellica
Genova. Hanno rilanciato la battaglia per la creazione di un osservatorio sul transito di armi sulle banchine del porto di Genova e urlato a gran voce che “dockers don’t work for war”, i portuali non lavorano per la guerra. Questa sera con un presidio e un corteo da San Benigno alla stazione marittima, il sindacato Usb e il Calp, collettivo autonomo lavoratori portuali, hanno protestato contro la logistica bellica e contro i piani di riarmo.
Una mobilitazione internazionale che è andata in scena contemporaneamente, oggi, venerdì 6 febbraio, 21 scali europei e del Medterraneo, da Bilbao a Civitavecchia, da Napoli a Palermo a Tangeri, passando per il Pireo e, appunto, Genova. Dove le braccia sono incrociate già da ieri sera con ripercussioni sulle attività delle banchine.
Oggi l’intenzione delle sigle sindacali di tutto il Mediterraneo era “garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra”. Oltre a ciò l’agitazione serve a opporsi “agli effetti dell’economia di guerra su salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza, bloccare tutte le spedizioni di armi, chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali, opporsi al piano di riarmo dell’Ue”.

Ma a Genova la battaglia è stata più specifica. Il presidio è iniziato con la lettura di una proposta di delibera depositata in consiglio comunale dai capigruppo di maggioranza. La proposta prevede, appunto, l’istituzione di un “osservatorio consiliare permanente per la trasparenza e la sicurezza e l’etica dei lavoratori del porto” con il mandato progettuale “Genova Porto di Pace”. “Nei prossimi mesi – ha detto Riccardo Rudino, del Calp – si lavorerà per istituire un organismo di studio, analisi, monitoraggio”.

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Sciopero internazionale dei portuali, presidio e corteo di Usb e Calp a Genova
“È un’azione importante – ha detto Rudino ai lavoratori e cittadini on piazza – perché fa comprendere come le parole si debbano trasformare in responsabilità per le istituzioni che rappresentano i cittadini e le cittadine. Inizieremo a collaborare con tutte le altre città portuali italiane per condividere i documenti per la costituzione dell’osservatorio nei consigli comunali”.
Prima dell’avvio del corteo anche le parole di Francesco Staccioli, del direttivo nazionale Usb, che ha voluto mandare un messaggio duro alla posizione di un altro sindacato, in particolare la Cgil, sul tema del lavoro dei portuali e dell’industria bellica: “Se pensiamo che le armi sono il futuro dei posti di lavoro è meglio se smettiamo da subito di fare sindacato – ha detto Staccioli – le armi non sono il futuro di questo pianeta. Se qualcuno ci convince che il piano di armamenti dell’Unione Europea da 800 miliardi sia l’unica prospettiva per dare lavoro alla gente abbiamo chiuso. Abbiamo un piano che si chiama Military Mobility Act, 100 miliardi di euro destinati alla militarizzazioni di tutti i corridoi strategici europei tra cui i porti di Genova, Livorno e Salerno. Se accettiamo questo piano significa che smettiamo di fare sciopero e si lavora sotto l’egida dei militari”.




