Veneto

scioglimento anticipato e deficit del 73% rispetto alla media

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Lo scioglimento della neve sulle montagne italiane sta avvenendo con circa un mese di anticipo rispetto alle medie storiche, destando preoccupazione tra gli esperti. Il fenomeno, particolarmente accentuato sulla catena appenninica, evidenzia un deficit nevoso del 73% rispetto ai valori normali.

Secondo i dati diffusi dal Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale (CIMA), la fase di accumulo nevoso ha raggiunto il suo picco alla fine di febbraio sulle Alpi, iniziando poi un declino precoce. Questo anticipo di circa quattro settimane rispetto alle tempistiche tradizionali rappresenta un segnale significativo di come i cambiamenti climatici stiano influenzando il ciclo naturale della neve in montagna.

La situazione appare ancora più critica lungo la dorsale appenninica, dove il massimo accumulo stagionale è stato registrato all’inizio di febbraio, con un anticipo ancora maggiore rispetto alle Alpi. Nelle ultime settimane, il manto nevoso ha subito una drastica riduzione, passando da valori che fino a gennaio rientravano nelle medie stagionali a un preoccupante deficit del 73%.

Questo fenomeno potrebbe avere importanti ripercussioni su diversi settori. Lo scioglimento anticipato della neve, infatti, non influisce solo sulle attività turistiche invernali, ma impatta significativamente sulla disponibilità idrica primaverile ed estiva, fondamentale per l’agricoltura e gli ecosistemi montani.

L’andamento anomalo di quest’anno segna una discontinuità rispetto alle serie storiche. Se fino a gennaio la situazione appariva nella norma, il rapido deterioramento delle condizioni nevose negli ultimi due mesi ha evidenziato una vulnerabilità crescente delle nostre montagne ai cambiamenti climatici in corso.

La situazione attuale desta particolare preoccupazione per le possibili conseguenze sulla gestione delle risorse idriche nei prossimi mesi. Con un deficit nevoso così marcato, soprattutto sugli Appennini, si prospetta una gestione particolarmente delicata delle riserve d’acqua durante la stagione calda, quando la domanda idrica raggiunge i suoi picchi massimi.


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