Schaumburger Hof: Un Simbolo della Vecchia Europa
31.01.2026 – 13.30 – Quando lo scrittore Italo Svevo frequentava i caffè austro-triestini, il filosofo Friedrich Nietzsche andava allo Schaumburger Hof di Bonn-Plittersdorf. La tradizionale locanda sul Reno adesso chiude, dopo 270 anni di storia: in questo angolo di Germania ripercussioni della pandemia Covid e aumento dei costi dell’energia purtroppo hanno avuto conseguenze che nemmeno due guerre mondiali avevano avuto. Lo riporta il quotidiano tedesco Bild, con un’eco che si riverbera inevitabilmente anche nell’ambiente internazionale. Lo Schaumburger Hof è infatti un pezzo della vecchia Europa che se ne va, dopo che per secoli le sue mura hanno testimoniato silenziosamente il passaggio dal Romanticismo alla Belle Époque, e quindi dal Novecento fino ai giorni nostri, fungendo da centro catalizzatore della vita culturale e sociale urbana. Lo stesso importante ruolo che rivestirono e continuano a rivestire a Trieste i suoi locali storici.
Il più antico della nostra città, il Caffè Tommaseo, iniziò a operare nel 1830, e cioè 75 anni dopo lo Schaumburger Hof. Secondo la Bild, lo Schaumburger Hof ha iniziato a esistere ufficialmente il 31 marzo 1755. All’epoca un vignaiolo costruì delle grandi scuderie per cavalli, accanto alla sua cantina affacciata sul fiume Reno, la quale divenne così una meta frequentatissima dai Treidler tedeschi. Letteralmente “tiratori” o “alatori”, sono quelle figure professionali che in passato, in peculiari condizioni, in Europa, trainavano le imbarcazioni dalla terraferma: una pratica resa celebre dal dipinto di Il’ja Repin dedicato ai battellieri del Volga (o Burlaki in russo). In seguito la locanda tedesca, soprannominata Unter den Linden (“Sotto i tigli”) a causa della sua terrazza ombreggiata, divenne meta di gite e turismo: oltre a Nietzsche (1844-1900), vi passarono anche il poeta Heinrich Heine (1797-1856) e il naturalista Alexander von Humboldt (1769-1859).
La formula era quella tradizionale di trattoria abbinata ad albergo. Secondo Wikipedia, il nome Schaumburger Hof fu dato a fine Ottocento, in onore del principe Adolf e della principessa Viktoria zu Schaumburg-Lippe. Il 5 settembre 1948 vi si riunì il Parlamentarischer Rat, l’Assemblea costituente della Repubblica Federale Tedesca. Soltanto dopo il trasferimento del governo federale tedesco da Bonn a Berlino (1999), la locanda chiuse per alcuni anni, finché nei primi anni 2000 investitori privati ne rilanciarono la gestione. Ma adesso lo Schaumburger Hof è chiuso a tempo indeterminato: a gennaio 2026 il tribunale di Bonn ha aperto una procedura d’insolvenza, seguita da un curatore fallimentare che intende avviare trattative con il proprietario dell’immobile. Sempre secondo la Bild, la storica attività ricettiva è stata “trascinata nel fallimento” a causa di pandemia di Covid-19, aumento dei salari minimi e dei costi dell’energia. Al momento non è chiaro se l’insolvenza del gestore significhi la fine definitiva del Schaumburger Hof o se l’attività potrà avere futuro. Difficile non provare dispiacere per l’azienda, con cui si sentono un’affinità e un senso di appartenenza, benché indiretta, a un simile milieu culturale, rispetto a Trieste. Ma soprattutto ci si rende consapevoli una volta in più del valore dei nostri locali storici.
[l.g.]




