Scavi illegali e vendita online di reperti: cinque condanne e tre rinvii a giudizio

Cinque condanne e tre rinvii a giudizio. La decisione è del gup del tribunale di Ancona che martedì ha pronunciato le prime sentenze dell’inchiesta “Ammoniti” con cui nel 2022 è stato smantellato un gruppo dedito sia agli scavi illegali nelle aree montane tra Umbria e Marche che alla vendita online dei reperti. Nell’ambito dell’inchiesta è stato anche sequestrato un museo privato di Spello e circa 30 mila reperti paleontologici.
Davanti al gup del tribunale di Ancona tre degli imputati sono stati rinviati a giudizio e saranno quindi processati, mentre altri cinque, tra cui un umbro di 44 anni residente a Valfabbrica, hanno scelto riti alternativi tra abbreviato e patteggiamento di pene comprese tra un anno e mezzo e tre anni. A vario titolo la Procura di Ancona aveva accusato gli otto di furto e riciclaggio di beni archeologici e di scavi non autorizzati, mentre ad alcuni di loro veniva contestata anche l’associazione a delinquere, per altri il concorso nei reati.
Il gruppo, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe organizzato spedizioni nelle zone montane tra Umbria e Marche per compiere gli scavi illegali, dopodiché avrebbe portato il bottino delle uscite in alcuni magazzini per estrarre dalle rocce i reperti fossili. I resti paleontologici, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero stati messi online in varie piattaforma di vendita, indicandoli come reperti di scarso valore così da non attirare le attenzioni degli investigatori. In alcuni casi, come quello di Spello, i fossili di cui il gruppo era entrato in possesso con scavi illegali sarebbero stati esposti in musei privati gestiti da associazioni.
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