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“Scarseggia la carta igienica”: l’altro “problema” della guerra in Medio Oriente

La guerra in Medio Oriente, e le conseguenti tensioni energetiche globali, stanno provocando effetti indesiderati anche a migliaia di chilometri di distanza dal fronte. In Giappone, per esempio, nelle ultime settimane sui social media si è diffusa una curiosa preoccupazione: la possibile carenza di carta igienica. Il timore nasce dal rapido aumento dei prezzi del petrolio e dalla chiusura, o comunque forte limitazione, del traffico navale nello Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi commerciali del pianeta. Molti utenti giapponesi hanno iniziato a ricordare la crisi petrolifera degli anni Settanta, quando l’impennata dei prezzi dell’energia provocò un’ondata di acquisti compulsivi nei supermercati. Alcuni post hanno addirittura invitato a comprare subito carta igienica prima che i prezzi esplodano, evocando persino l’eventualità di trovare gli scaffali dei supermercati vuoti.

La guerra in Iran spaventa i giapponesi

Questa vicenda dimostra quanto le tensioni geopolitiche possano influenzare anche le abitudini quotidiane dei consumatori, generando timori spesso amplificati dalla memoria collettiva e dalla rapidità con cui le informazioni – o le voci – circolano online.

A rassicurare il pubblico, nel caso giapponese, è intervenuta l’associazione industriale del Paese che rappresenta 41 aziende produttrici di carta per uso domestico. Come ha spiegato il Mainichi Shimbun, il gruppo ha invitato i consumatori a mantenere la calma, sottolineando che non esistono problemi nella produzione, nell’approvvigionamento delle materie prime o nella distribuzione della carta igienica.

Circa il 60% della materia prima utilizzata in Giappone proviene infatti da carta riciclata, mentre la restante parte è costituita da cellulosa importata soprattutto dal Nord America, non dal Medio Oriente. In altre parole, anche un eventuale shock in quel di Hormuz non avrebbe effetti immediati sulla disponibilità del prodotto. Tuttavia l’industria teme soprattutto il fenomeno degli acquisti di massa dettati dal panico: se i consumatori iniziano a comprare più del necessario, gli scaffali possono svuotarsi temporaneamente, creando l’impressione di una vera scarsità. È un meccanismo ben noto nell’economia dei beni di consumo: l’anticipazione della crisi può finire per produrre proprio la crisi che si teme.

Il precedente degli anni ’70

Il timore collettivo nipponico affonda le radici nella storia recente del Giappone. Durante il primo shock petrolifero del 1973, voci sulla possibile mancanza di carta portarono migliaia di persone a fare scorte nei supermercati. In poche settimane si verificò quella che gli storici hanno definito un vero e proprio panico da carenza di carta igienica, con tanto di lunghe file davanti ai negozi e scaffali svuotati in poche ore, nonostante non esistesse una reale carenza di produzione.

In città come Osaka e Tokyo centinaia di persone si accalcavano davanti ai supermercati per acquistare rotoli di carta appena arrivati, alimentando una spirale di acquisti compulsivi. Fenomeni simili si sono ripetuti anche più recentemente. Durante la pandemia di Covid nel 2020 e dopo alcuni allarmi sismici, i supermercati giapponesi hanno registrato improvvisi esaurimenti di carta igienica dovuti alle corse agli acquisti.

In realtà la produzione non era mai davvero a rischio.

Gli esperti ricordano che nel settore cartario energia e carburanti possono rappresentare fino al 20-30% dei costi industriali, quindi le crisi energetiche possono incidere sui prezzi finali, ma difficilmente provocano interruzioni immediate della produzione. Per questo motivo le autorità e le associazioni industriali invitano i consumatori a non farsi guidare dall’ansia.


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