Scarsa informazione e dubbi sulla sua candidabilità

Torna la polemica sulla gestione dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP). Al centro della contesa, un braccio di ferro che vede contrapposti il sindacato degli inquilini Sunia (CGIL) e Alberto Zanni, presidente di Confabitare e candidato civico a sindaco di Bologna. Sarebbero oltre 9.000 le famiglie in attesa sotto le Torri: “I parametri attuali tendono a privilegiare famiglie con ISEE basso e molti figli, come quelle provenienti dal Nordafrica, mentre faticano a intercettare altre forme di fragilità sociale. Penso, ad esempio, ai padri separati o a chi sceglie responsabilmente di avere figli solo al raggiungimento di una stabilità economica”, dichiara Zanni in una nota.
“Chi fa disinformazione non fa un buon servizio alla comunità”
Non solo una questione di numeri, ma uno scontro di visioni opposte. Valentino Minarelli, segretario regionale del Sunia, che richiama alla legalità costituzionale e ai criteri di bisogno: “La Corte Costituzionale ha emesso già diverse sentenze che impugnano regolamenti che discriminano i partecipanti ai bandi sulla base dell’anzianità di residenza nel territorio sorpassando criteri di bisogno legati a condizioni di reddito o sociali”, spiega Minarelli.
“Da qualche giorno alcuni dirigenti regionali di centrodestra ritornano sul tema delle assegnazioni di alloggi popolari nella nostra regione che, a loro dire, sarebbero discriminatorie nei confronti dei cittadini Italiani – continua Minarelli rivolgendosi a Zanni – dichiarazioni che evidenziano scarsa informazione e seri dubbi sulla sua candidabilità a rappresentare gli interessi del tessuto socioeconomico della città”.
Il segretario punta il dito contro quella che definisce una “lacuna di conoscenza” della materia, ricordando che i requisiti per l’accesso includono necessariamente un rapporto di lavoro o una pensione: “Parliamo di persone italiane e straniere senza distinzione alcuna che contribuiscono allo sviluppo delle nostre comunità. Chi fa disinformazione non fa un buon servizio alla comunità”.
Il ragionamento parte da un principio cardine: l’alloggio popolare non è una concessione, ma un diritto costruito sui contributi di chi lavora. “Viene da chiedersi se il bene pubblico, costruito fondamentalmente con i contributi di lavoratori dipendenti, debba seguire o meno il criterio di equità e giustizia data dal bisogno”, sottolinea Minarelli, ricordando come le graduatorie servano a tutelare chi non può sostenere un affitto di mercato: invalidi, nuclei con figli o anziani ultra settantenni.
Un punto fermo viene posto anche sulla natura dei beneficiari, respingendo ogni retorica discriminatoria: “Voglio ricordare a lor signori che tra i requisiti previsti per fare la domanda di assegnazione di alloggi ERP sono indispensabili: avere un rapporto di lavoro o una pensione INPS”. Si parla dunque di cittadini, italiani e stranieri, che “contribuiscono allo sviluppo delle nostre comunità”.
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Il “buco nero” nazionale
Il cuore della polemica si sposta poi sulla gestione dei fondi a livello centrale. Il quadro tratteggiato è quello di una nazione paralizzata: “A livello nazionale da tre anni il governo di centrodestra ha azzerato tutte le risorse per la riqualificazione degli alloggi pubblici sfitti”.
I numeri citati descrivono un’emergenza nazionale che grida vendetta: “Siamo arrivati a una cifra che va tra i 70.000 e i 100.000 alloggi vuoti, e questa è una vergogna”. Case che potrebbero dare sollievo a migliaia di famiglie, ma che restano inutilizzabili per mancanza di manutenzione.
Il modello regionale e la sfida al Governo
In questo scenario, la realtà locale prova a muoversi in controtendenza, pur tra mille difficoltà finanziarie. “Se guardiamo alla nostra regione, con grande fatica e purtroppo in grande solitudine rispetto ad altre regioni, ogni anno siamo in presenza di un investimento che ci consente di recuperare una parte del patrimonio”, si legge nella nota.
L’obiettivo è ambizioso e messo nero su bianco nel programma di mandato: “Abbiamo un piano straordinario di recupero del patrimonio pubblico con l’obiettivo di 3.500 alloggi recuperati”. Uno sforzo che però, da solo, non può bastare a colmare il vuoto lasciato dallo Stato. La conclusione è un appello che suona come una sfida: “Ora però ci aspettiamo altrettanto impegno dal governo nazionale”.
Confabitare: “Un quarto agli sranieri”
Zanni pensa invece a un “fallimento dell’amministrazione. Il dato di Bologna mostra un sistema che presenta criticità evidenti nei criteri di assegnazione. Oggi più di un quarto degli alloggi ERP risulta assegnato a cittadini stranieri. È un dato che richiede una valutazione responsabile da parte della politica”, rimarca il presidente di Confabitare.
Per il candidato sindaco, questo squilibrio produce una “crescente distanza tra il sistema e la cittadinanza che lavora e contribuisce”.
Il nodo degli alloggi sfitti e il “no” della Regione
Un altro fronte caldo è quello degli appartamenti vuoti perché inagibili. Zanni punta il dito contro una gestione economica che non sarebbe più sostenibile: “Era chiaro da tempo che, se gli alloggi venivano assegnati quasi esclusivamente a nuclei che non contribuivano con il proprio lavoro a sostenere il sistema, l’ERP sarebbe andato incontro a un progressivo cortocircuito. Oggi molti alloggi rimangono sfitti perché mancano i soldi per ristrutturarli”.
Nemmeno i fondi europei sembrano bastare per invertire la rotta: “L’ERP ha ricevuto una boccata d’ossigeno grazie al PNRR, ma il fatto che l’obiettivo sia ancora recuperare lo sfitto dimostra che il sistema non ha retto”. Zanni denuncia inoltre l’impossibilità per i Comuni di cambiare rotta a causa del muro alzato da viale Aldo Moro: “Negli ultimi mesi l’assessore Paglia ha ribadito ai sindaci che i criteri di assegnazione non potevano essere modificati. Questo ha impedito ai territori di intervenire su un meccanismo che mostra limiti evidenti”.
In chiusura, la ricetta di Confabitare per uscire dall’impasse punta sulla territorialità e sulla stabilità lavorativa. Per Zanni, il modello attuale va profondamente rivisto: “Occorre riconoscere priorità a chi ha costruito un legame stabile con il territorio, a chi lavora, paga le tasse e contribuisce ogni giorno alla comunità. Servono criteri di assegnazione più equi e un modello più sostenibile, capace di garantire giustizia sociale”.
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